Contatti

Per contribuire in traduzioni, correzioni e/o materiale di prima mano per la pubblicazione, come ad esempio aggiornamenti dalle strade, aggiornamenti di azioni, rivendicazioni di responsabilità, testi di compagni imprigionati o perseguitati, richiami, opuscoli, articoli di opinione, ecc: contrainfo(at)espiv.net

Città del Messico: Molestie poliziesche nei confronti dei membri della Croce Nera Anarchica – Messico

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’intensificarsi della repressione nei confronti del movimento libertario e anarchico tramite le strategie utilizzate qui a Città del Messico: stabilire cifre altissime per le cauzioni, e applicare lo stesso pacchetto di accuse, con le stesse aggravanti, senza prestare importanza alla situazione specifica ma piuttosto alle prescrizioni dello Stato; persecuzione e segnalazione nei media come elemento fondamentale del loro piano: registrare nomi di gruppi (esistenti davvero o no) di persone o di luoghi, inventando legami che non sussistono in realtà, confrontando tutt* e tutto da un punto di vista verticale, cercando di farci rientrare in uno schema di leadership e dimostrando con questo una profonda ignoranza e/o un profondo disprezzo per le idee anarchiche, che non hanno niente a che fare con questo tipo di logica gerarchica.

D’altra parte abbiamo gli sforzi del governo per qualificare l’anarchismo o il “comportamento anarchico” secondo la classificazione giudiziaria di terrorismo, applicando accuse gravi e operando secondo parametri di massima sicurezza, solo per poi ritirare le accuse con l’argomento dell’insufficienza di prove – ma lasciando in sospeso la minaccia che le “investigazioni continuano.” Investigazioni insensate, afflitte da referenze arbitrarie a gruppi e individui che esistono in spazi  diversi.

Tutto questo in parallelo con il controllo e la sorveglianza di alcuni individui nel tentativo di intimidirli, come anche di provocare certi spazi autonomi.

Circondato da questa strategia, e insieme a molt* altr* compagn*, gruppi, e collettivi, il nome della Croce Nera Anarchica – Messico ha cominciato a spiccare nelle note, “investigazioni” e dichiarazioni politiche o poliziesche.

Crediamo che sia importante rendere noto che nelle ultime settimane degli individui che sembrano essere elementi di “investigazione” della polizia di Città del Messico si sono presentati fuori dalle case e i posti di lavoro di alcun* di noi, minacciando i/le nostr* vicin* e familiari e affermando di svolgere un lavoro di sicurezza e sorveglianza.

Oltre a esigere la fine di questa persecuzione, diffondiamo questa denuncia pubblica come campanello d’allarme; sappiamo che la repressione è intrinseca allo stato di cui ci dichiariamo nemici, sappiamo che le sue prigioni e la sua polizia sono la base del suo potere e della sua dominazione. E sappiamo che il nostro lavoro sul pensiero anticarcerale, di sostegno e accompagnamento dei/lle compagn* imprigionat* è in diretta contraddizione col suo potere e la sua dominazione.

Ma sappiamo anche la SOLIDARIETÀ TRA ANARCHICI NON SONO SOLO PAROLE SULLA CARTA!

In questo contesto, chiediamo agli individui, ai collettivi, ai gruppi affini e ai/lle compagn* con cui abbiamo lavorato negli ultimi anni, di stare attent* e di continuare a mostrare la stessa solidarietà che abbiamo ricevuto finora.

Abbasso le mura delle prigioni!

Liberi tutti!

Croce Nera Anarchica – Messico

in spagnolo (16/6) | inglese, greco

Prigioni greche: La richiesta di Nikos Romanos di permessi educativi negata per l’ennesima volta

Il 12 giugno 2015, compagn* solidal* con il prigioniero anarchico Nikos Romanos hanno riferito che la commissione carcerale di Koridallos – il procuratore Nikolaos Poimenidis, la direttrice della prigione Charalambia Koutsomichali, e l’assistente sociale Vassiliki Fragathoula – hanno respinto all’unanimità la richiesta del compagno di permessi educativi, e hanno invece proposto di “facilitare” esami di formazione a distanza all’interno della scuola della Seconda Opportunità nella prigione di Koridallos. La commissione carcerale ha dichiarato di aver basato la propria decisione sul fatto che il giudice di appello speciale Eftichis Nikopoulos ha recentemente respinto la possibilità di garantire a Romanos dei permessi educativi al di fuori della prigione

in inglese

Trieste, Italia: Presenza solidale agli anarchici imprigionati in Grecia

Uno striscione e uno volantino distribuito questa mattina a Trieste in occasione di una presenza solidale agli anarchici greci imprigionati sotto il consolato ellenico:

PER CHI LOTTA LA DEMOCRAZIA SI SVELA DITTATURA

Tutti i giorni sentiamo al telegiornale parlare di crisi economica in Grecia, ma quasi mai della risposta determinata che si è opposta alle politiche di austerity e a tutti i vari governi, che hanno cercato con la loro “democrazia” di addolcire la pillola per mantenere la pace sociale, presentandosi, se serve, anche sotto forma di sinistra riformista come Syriza, che è infatti salita al potere.

C’è invece chi a questo teatro della politica non risponde con la logica del voto e del “meno peggio”, ma sceglie la Lotta, mettendosi in gioco e mettendo in gioco la propria libertà e la propria vita. Contro di loro e contro chi veramente va a minare il potere costituito, lo Stato rivela la propria natura dittatoriale, riproponendo metodi vendicativi e autoritaristi (per esempio “suicidando” durante il suo arresto, lo scorso 20 maggio, il compagno Spiros Dravilas: metodo Pedro a Trieste nel 1985).

Siamo qui oggi, davanti al consolato ellenico, proprio per denunciare il metodo repressivo e vendicativo…

…contro i parenti
che è andato a colpire oltre ai nostri compagni, addirittura i loro familiari, arrestando la madre di due anarchici prigionieri (Christos e Gerasimos Tsakalos) e la ragazza di quest’ultimo. A questa vendetta di stato, diversi anarchici incarcerati, tra cui i fratelli Tsakalos, hanno risposto con uno sciopero della fame (accompagnato fuori dalle galere da solidarietà con attacchi incendiari, occupazioni, sabotaggi, cortei, presìdi, scontri di piazza e interventi inaspettati), che è stato sospeso al 32° giorno, avendo ottenuto la liberazione dei familiari sequestrati.*

…contro la possibilità di studio in carcere
il prigioniero anarchico Nikos Romanos, a dicembre, ha affrontato 31 giorni di sciopero della fame, ottenendo i permessi di studio fuori dal carcere dalle autorità greche, che a pochi mesi di distanza si rimangiano la promessa, vietando nuovamente i permessi di studio.

…contro la salute e la dignità dei carcerati
con leggi dure, vecchie e nuove, che, ancora una volta, con uno sciopero della fame dal 2 marzo al 18 aprile la Rete dei Prigionieri in Lotta (Dak) è riuscita a contrastare, ottenendo la possibilità di uscire di galera per i prigionieri che hanno passato in carcere 10 anni e il cui grado di invalidità supera l’80%, il ritiro del quadro legislativo che stabilisce il funzionamento delle prigioni speciali (di tipo C), l’abolizione dell’aggravante di azione realizzata a viso coperto per manifestazioni, dimezzamento della stessa aggravante in caso di rapina, la presenza di un esperto indipendente fin dalla prima fase di raccolta del materiale genetico.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e complicità con Nikos Romanos e tutti i prigionieri in lotta, perché la legalità non è sinonimo di giustizia, perché nelle carceri greche, come in quelle italiane e in tutte le altre, si tortura e si picchia, perché istituzioni come galere e tribunali sono solo strumenti a difesa del privilegio e del dominio!

Viva l’Anarchia!
Coordinamento contro il carcere e la repressione – Udine

*Nota di Contra Info: Evi Statiri è ancora in prigione. Leggere qui

Melbourne: Striscione in solidarietà con Marco Camenisch

Melbourne, Australia, il 23 giugno 2015: uno striscione è stato apposto su un cancello vicino alla stazione ferroviaria di Richmond come piccola contribuzione, leggermente tardiva, alle Giornate internazionali di azione per Marco Camenisch, dal 20 al 22 giugno.

Marco libero!

Solidarietà con Marco Camenisch e tutt* i/le prigionier* rivoluzionar* tenut* in ostaggio in tutto il mondo dallo stato!

Grecia: Familiari dei membri incarcerati della CCF tenuti in ostaggio

Secondo gli ultimi aggiornamenti (Giugno 2015), a Evi Statiri – compagna del prigioniero anarchico Gerasimos Tsakalos – è stato negato già tre volte il rilascio  dal giudice d’appello speciale Eftichis Nikopoulos (lo stesso bastardo che ha ripetutamente respinto le richieste di permesso per motivi educativi del prigioniero anarchico Nikos Romanos).

Evi Statiri rimane in detenzione predibattimentale sulla base della sua relazione sentimentale col compagno Gerasimos Tsakalos, membro del gruppo anarchico di guerriglia urbana Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Nei prossimi giorni un consiglio giudiziario esaminerà un’altra mozione di rilascio presentata da Evi Statiri.

Allo stesso tempo, un consiglio giudiziario presieduto da Isidora Poga ha respinto la richiesta di Athena Tsakalou, madre dei fratelli Tsakalos, per la revocazione delle misure restrittive che le vietano di lasciare Salamina (Isola di Salamina). Quindi non solo Athena Tsakalou al momento non ha la possibilità di rendere visita ai suoi due figli nella prigione di Koridallos, ma non ha nemmeno il permesso di sottoporsi ai necessari esami medici (è affetta da un grave problema di salute, e nelle vicinanze di Salamina non ci sono le strutture ospedaliere appropriate).

in inglese

Stato Spagnolo: Torna in libertà l’ultimo prigioniero dell’Operazione Piñata

Venerdì 19 giugno, a metà pomeriggio, è tornato in libertà Paul, l’ultimo dei/lle compagn* anarchic* imprigionat* nell’operazione Piñata. Come tutt* gli/le altri*, è in libertà con carichi pendenti. Si tratta di una grande notizia, però non dimentichiamo che rimangono ancora un proceso e un giudizio. Inoltre non dimentichiamo il resto dei/lle prigionier* anarchic* nelle carceri in Spagna e fuori.

Solidarietà con Mónica e Francisco!

Solidarietà con tutt* i/le ribell* che sono prigionier* per aver messo in pratica le idee anarchiche!

Abbasso i muri delle prigioni!

Grecia: L’anarchico Rami Syrianos esce di prigione

rami

Il 3 giugno 2015, l’anarchico Rami Syrianos è stato scarcerato dalla prigione rurale di Cassandra (nella penisola calcidica, nel nord della Grecia).

Il compagno era stato arrestato a Tessalonica all’inizio del 2011, e si era assunto la responsabilità per l’espropriazione di un’impresa statale di aste di automobili confiscate dalla polizia (ODDY). Venne condannato a poco più di 8 anni di carcere, e dopo aver soggiornato 4 anni e mezzo in galera, gli hanno finalmente concesso la condizionale.

in spagnolo, inglese, portoghese

Tolosa, Francia: A proposito delle persone arrestate, condannate e rinchiuse a Tolosa tra novembre e febbraio. Appello alla solidarietà.

A Tolosa come altrove lo Stato imprigiona

Mentre è in corso una campagna internazionale di solidarietà contro la condanna di un manifestante di novembre ci sembra importante fare un punto generale sulle condanne e fornire il nostro modesto punto di vista sulla situazione. E fare ampiamente appello alla solidarietà di tutt*.

Ricordiamo che le manifestazioni di novembre sono iniziate con la morte di un ragazzo. Nella zona del Testet erano in molti a dire che un giorno o l’altro l’azione selvaggia, determinata e legale delle forze dell’ordine sarebbe finita male. Per molti l’emozione è stata forte, perché tutti noi avremmo potuto essere quel ragazzo. L’identificazione non è stata la stessa quando, qualche giorno prima, in pieno centro di Tolosa, un membro della BAC abbatteva un altro ragazzo durante una rapina.

Le manifestazioni sono cominciate domenica 25 ottobre e non è che dal 1° novembre che a Tolosa la repressione si fa sistematica.

A nostra conoscenza contiamo:

il 1° novembre, 16 arresti;
l’8 novembre verranno fermate 21 persone;
il 22 novembre ci saranno 17 arresti, 18 se contiamo la persona che si è fatta arrestare davanti al tribunale il martedì successivo durante un presidio di sostegno.
il 21 febbraio, 13 accusati.

Per un totale di almeno:
6 persone incarcerate, di cui 4 ancora dietro le sbarre a Seysses
47 mesi di prigione
34 mesi di condizionale
860 ore di lavori socialmente utili
5 000€ di multa
10 450€ di risarcimento danni per i poliziotti
2 400€ per gli avvocati dei poliziotti (solo per febbraio)
45 500€ di risarcimento per danni materiali

In tutto, nell’insieme delle manifestazioni tolosane sono state arrestate 68 persone. Un buon numero verrà rilasciato senza procedimenti giudiziari o con un richiamo alla legge.
Senza contare la repressione contro la ZAD e contro le manifestazioni che si sono svolte nel Tarn (41 accusati).

(le cifre qui riportate sono suscettibili di cambiare in seguito ai vari appelli in corso e a condanne che possono esserci sfuggite)

Non vogliamo cedere alla tentazione di vedere in questi atti semplicemente qualcosa di nuovo ed eccezionale. Abbiamo constatato la militarizzazione crescente della polizia, l’utilizzo sistematico nei quartieri popolari, l’uso di forza d’assalto e di aggressioni, che provocano fatalmente morti, feriti, mutilazioni. Non si tratta di eccessi o incidenti, ma della conseguenza logica della missione del mantenimento dell’ordine. Pensiamo che dobbiamo organizzare la solidarietà e armare la nostra difesa, di fronte ai problemi di ordine pratico che ci pongono la giustizia, la polizia e le sue armi nelle nostre lotte. Bisogna fare il collegamento tra la repressione quotidiana degli illegalismi popolari e quelle delle lotte. Farla finita con l’idea che la polizia fa un buon lavoro tranne quando ci reprime. La polizia, la giustizia, la prigione sono gli strumenti che rendono possibile la distruzione sociale.

Abbiamo mandato, e ancora lo facciamo, dei vaglia mensili alle persone in prigione; in maniera più generale aiutiamo sul piano finanziario le persone accusate in questi casi. Per noi è una spesa non indifferente e facciamo appello a un’ampia solidarietà.

Potete aiutarci inviando dei doni all’ordine della “C.A.J” (è sufficiente) a: CAJ c/o Canal sud 40 rue Alfred Duméril 31200 Tolosa.

La Cassa di Autodifesa Giuridica di Tolosa (CAJ)

inglese

Torino, 11 giugno: Aggiornamento sul processo contro Billy, Costa e Silvia

L’11 giugno si è svolta presso il tribunale di Torino l’udienza preliminare, già rinviata una volta, che vede imputati Billy, Costa e Silvia con l’accusa di voler attaccare con esplosivo il centro di ricerche IBM a Zurigo.

L’udienza è stata rinviata per la seconda volta al 17 luglio per una richiesta, da parte del giudice, di ulteriore documentazione svizzera.

RILANCIAMO LA LOTTA ALLE NOCIVITA’

silvia billy costa liberi
resistenze al nanomondo

Atene: un gesto per i/le compagn* dell’Operazione Piñata

Operazione Piñata 2015 | Né colpevoli né innocenti, semplicemente anarchic*

Il 13 giugno ci siamo avvicinati al cancello del Politecnico di Atene in via Patission e abbiamo appeso questo striscione bilingue nel quadro dell’appello a solidarietà per chi ha subito delle rappresaglie durante l’Operazione Piñata.

Hanhikivi, Finlandia: Sabotaggio sul sito di costruzione nucleare della Fennovoima

nuclearsabotage-872x1024

Nella notte di lunedì 8 giugno una macchina (scavatrice) dell’azienda Fennovoima è stata sabotata sul sito di costruzione del futuro impianto nucleare. Cavi e fili etc sono stati sezionati e i finestrini spaccati.
Gli individui che hanno compiuto quest’azione l’8 giugno rappresentano solo se stess* e non un’organizzazione o una rete di attivist*.
I media dominanti che hanno riferito per primi dell’attacco (il quotidiano Kaleva) hanno scelto di spostare l’attenzione dai crimini a cui risponde l’azione e di focalizzarsi invece sulla perdita di fluido idraulico nella cava di ghiaia nell’area disboscata dove un tempo si trovava la foresta di Capo Hanhikivi, abitata da diverse specie in via di estinzione. Come al solito al centro dell’attenzione sono finiti i metodi scelti dagli individui che effettuano l’azione e non il progetto di distruzione di massa dell’impianto nucleare stesso. Quello che i media chiamano “vandalismo” era un consapevole atto di sabotaggio, un metodo che ha sempre svolto un ruolo importante nella lotta contro i sistemi oppressivi di sfruttamento in cui gli interessi del potere corporativo vengono sempre prima dei bisogni e delle vite della popolazione locale e della natura.

La stesura di nuove leggi mentre il progetto è in corso, che danno alla corporazioni come la Fennovoima il diritto di espropriare la terra con la forza, mostra quanto si sia lontani da un processo democratico e anche come le leggi sono concepite per servire gli interessi delle corporazioni e non del popolo. La costruzione di una centrale elettrica nucleare non è mai un processo democratico, e le decisioni riguardanti questo tipo di sistema energetico sono prese molto al di sopra delle teste della gente comune.

Finora i canali proposti dal cosiddetto sistema democratico non hanno sortito alcun effetto sull’evoluzione del progetto e la preparazione del sito di costruzione per il reattore previsto. Enfasi sul “previsto” – la richiesta di costruzione non è ancora stata nemmeno completata, e al progetto manca la percentuale di investitori nazionali necessaria perché la richiesta venga approvata dallo Stato.

Adesso è il momento critico per mostrare alle aziende già implicate e ai possibili investitori che sarà una strada difficile da percorrere. Tutte le imprese, grandi e piccole, implicate – che approfittano della distruzione di Capo Hanhikivi e della creazione di un altro immenso problema nucleare per le generazioni presenti e future – devono sentire che non è una buona idea.

È solo l’inizio.

In solidarietà col campo di protesta di Capo Hanhikivi e con i locali che resistono all’espropriazione forzata.

francese

Manifesto internazionale: Rompiamo le righe

Tutti in riga. Così ci vogliono, dal primo all’ultimo respiro. In riga nelle aule scolastiche, alle casse dei supermercati, sul posto di lavoro, incolonnati nel traffico, negli uffici della burocrazia, nei seggi elettorali… fino ad arrivare all’ultima riga, quella dei loculi nei cimiteri. Una intera esistenza trascinata così — muscoli scattanti solo negli inchini, cuori desideranti solo merci — nella sicurezza di una galera.

Perché è ad una galera che ormai assomigliano le nostre città, dove ogni spazio viene riprogrammato per essere sorvegliato, controllato, pattugliato. Gli abitanti sono come detenuti scortati dallo sfruttamento capitalista ed ammanettati dagli obblighi sociali, sempre sotto l’occhio di una telecamera, ad ogni passo; tutti con la stessa voglia di evadere da consumare davanti agli onnipresenti schermi.

La nostra è una società carceraria che promette benessere ma mantiene solo massacri, come dimostrano i sogni naufragati di chi tenta di entrarvi e i corpi bombardati di chi si ribella alle sue porte. A neutralizzare chi si prende la libertà di non elemosinare e di aprirsi da sé la propria strada ci pensano i vari legislatori, magistrati, gendarmi, giornalisti.

Se a Bruxelles è in costruzione una nuova maxi-prigione, ad Atene viene imposto un regime di reclusione speciale ai prigionieri più riottosi; se a Parigi viene posta la prima pietra al nuovo Palazzo di Giustizia, a Zurigo e a Monaco sono in programma altri mostruosi Centri di Giustizia e Polizia. Se i poteri si accordano al di là delle frontiere per applicare strategie controinsurrezionali, i laboratori di ricerca e l’industria della sicurezza accelerano per fabbricare la pace sociale. E dappertutto, dalla Spagna alla Grecia passando per l’Italia, la repressione si abbatte su chi si è macchiato del crimine più intollerabile: farla finita con l’obbedienza e spronare gli altri a fare altrettanto.

Ma le grandi opere della repressione non incontrano solo il plauso, il silenzio o la lamentela. Talvolta si scontrano anche con una ostilità risoluta e ardita, come sta capitando al più grande carcere belga in via di costruzione. Il suo cantiere deve ancora essere aperto che già la sua storia è costellata di azioni dirette contro tutti coloro che ne sono coinvolti, istituzioni pubbliche o aziende private. Dalla vernice ai sassi, dai martelli alle fiamme, dai danneggiamenti ai sabotaggi, è un universo d’attacco che straccia ogni codice penale, ogni calcolo politico, ogni accomodamento con lo Stato. E questa sete di libertà può diventare contagiosa. Ovunque.

L’essere umano non è nato per stare in riga, a capo chino, in attesa del permesso di vivere. Sollevare la testa, armare il braccio e sfidare il potere: è qui che inizia la vita, nel far saltare tutte le righe.

Il manifesto costa 0,20 a copia e si può richiedere a: finimondo@riseup.net;
disponibile anche in francese, greco, inglese e tedesco su Break the ranks.

Parigi: L’antifascismo nei fatti, non nei video

Nota di Attaque / 9 giugno 2015:

Qualcuno ha fatto quello che andava fatto: una risposta parziale all’omicidio di Clément Méric. Poco dopo la sua morte abbiamo potuto leggere rivendicazioni di attacchi con cui delle persone volevano prendere di mira tutto un mondo che produce, tra tanti altri orrori, il fascismo. Oggi leggiamo che altri hanno scelto di prendersela con uno dei responsabili diretti della morte del giovane compagno. In effetti c’è chi non si limita ad aspettare la giustizia di stato raccogliendo soldi per pagare gli azzeccagarbugli delle parti civili. Salutiamo la scelta di quei/lle compagn* che non si sono limitat* alla verbosità, le marce commemorative o la pubblicità attraverso video pieni di autocongratulazioni e autocelebrazione.

Senza grande sorpresa, nessuna informazione su quello che è accaduto (e, ancor peggio, nessuna dichiarazione di solidarietà con i/le due compagn* accusat*) è stata diffusa, per ora, dai siti antifascisti. In effetti è stato soltanto leggendo per caso i giornali che ci siamo imbattuti nella notizia. Per una volta che gli ”acta” seguono davvero ai “verba“…

Su questo blog non diffondiamo esempi di antifascismo se non quando ci sembrano andare nel senso dell’attacco a questo mondo di autorità e mercificazione. In pratica verso una rottura con l’esistente, non quando si tratta soltanto dell’espressione di una moda, di una contro-cultura di bande o di una stampella della democrazia. Ma per una critica più approfondita del modo in cui “gli antifa” hanno reagito alla morte di Clément Méric, vi rimandiamo volentieri all’ottimo testo “Riposa in pace sociale” [in francese].

Infine, al di là dell’augurio di un non-luogo per i/le due compagn*, poco ci importa sapere chi, concretamente, ha picchiato quel fascista. Il messaggio è chiaro e condivisibile da tutti i nemici di questo mondo. Noi lo condividiamo ed è per questo che le mani che stringevano quell’asse di legno erano anche le nostre, come lo sono quelle che, in mille altri modi, se la prendono con questo mondo.

Pubblicando queste informazioni, vogliamo metterci dalla parte dei due compagn* sotto accusa. E vogliamo, soprattutto, metterci dalla parte di chi, senza aspettare nessun’altra legittimazione che la propria rabbia e la propria determinazione, hanno fatto quello che andava fatto.

Solidali e complici!

Alcun* redattori/ttrici di Attaque, 9 giugno 2015

Atene: Per la diffusione dell’azione per la libertà e la Terra

6-athens-pltec-1024x693Politecnico, via Patission, centro di Atene: “Il sabotaggio è amico di chi lotta – Da Atene a Chiomonte, guerra contro la guerra di dominazione – No MUOS – No TAV6-athens-polyt-1024x724Politecnico, via Stournari, centro di Atene; striscione neo-luddista: “Fiori selvatici e pane secco; scalpello e martello per tutte le macchinedimosio-sima2-1024x768Dimosio Sima, Kerameikos: “Libertà per Marco Camenischexarxia-1024x768Piazza Exarchia: “La foresta di Hambach Forest resta dov’è – Sabotaggio contro l’industria mineraria ed energetica – Mese per la Terra e contro il Capitalemerkouri2Piazza Merkouri, Ano Petralona: “Marius J. Mason fuori! Marius, tieni duro fino alla libertàximio-1024x768Politecnico, via Patission, centro di Atene: “Il sabotaggio è amico di chi lotta – Da Atene a Chiomonte, guerra contro la guerra di dominazione – No MUOS – No TAV

Diversi striscioni sono stati piazzati in zone centrali di Atene prima del presidio anarchico che è stato realizzato, l’11 giugno, al Parco Voutie nel quartiere di Ano Petralona ad Atene. Con slogan in diverse lingue, si fa riferimento alla lotta contro la costruzione della linea TAV Lione-Torino nella valle di Susa e il villaggio di Chiomonte, e contro l’installazione del sistema militare di telecomunicazioni MUOS in Sicilia; in difesa della Foresta di Hambach in Germania, minacciata dalla devastazione causata dalle miniere di lignite; e in solidarietà con il prigioniero di lunga durata eco-anarchico Marco Camenisch, la cui richiesta di rilascio in libertà condizionale è stata ancora una volta rifiutata dalle autorità svizzere, e con Marius Jacob Mason, prigioniero trans anarchico negli Stati Uniti.

greco | inglese

Wuppertal: Manifestazione del 1° maggio del Centro Autonomo

1Circa 300 partecipanti si sono riuniti verso le 14.00 davanti al Centro Autonomo di Wuppertal per la 29a manifestazione del 1° Maggio. Molti hanno avuto la sensazione che la partecipazione fosse deludente, dato che il corteo di quest’anno era dedicato principalmente a esprimere la nostra solidarietà nei confronti della vittima di un recente accoltellamento fascista.

Nella tarda notte di sabato11 aprile 2015, un visitatore del Centro Autonomo (AZ) di Wuppertal – un antifascista 53enne con un passato di migrazione turca – è stato aggredito in strada fuori dall’AZ da alcune persone e gravemente ferito da numerose coltellate alla schiena. Poco prima gli stessi aggressori avevano provocato i visitatori dell’AZ gridando slogan del gruppo nazista HoGeSa (“Hooligans contro i salafiti”). Dopo l’accoltellamento, i tre uomini sono scappati.
L’antifascista ferito è stato portato rapidamente nei corridoi dell’AZ, dove i suoi amici gli hanno prestato i primi soccorsi. La polizia accorsa sulla scena ha solo ritardato l’assistenza medica di urgenza. Nel corso della perquisizione dell’edificio, hanno distrutto quasi tutte le porte alla ricerca di sospetti, e hanno trattenuto in custodia temporanea chi aveva prestato i primi soccorsi e i testimoni.
Senza sorprese, tutti i media locali hanno riportato la versione della polizia, cioè che gli agenti hanno preso d’assalto l’edificio minacciando di usare manganelli e spray lacrimogeni perché i visitatori dell’AZ avevano impedito alla polizia di salvare il loro amico gravemente ferito.
Quest’ultimo si è svegliato dal coma artificiale qualche giorno prima del 1° Maggio e le sue condizioni sono stabili, ma ha ancora bisogno di cure intensive. Nel frattempo, secondo la dichiarazione dell’AZ, il principale responsabile – un nazista dell’HoGeSa già noto – è in detenzione, mentre la polizia conosce i nomi dei suoi due complici.

2345678

Durante la manifestazione del 1° Maggio di quest’anno, le forze repressive hanno agito in modo contenuto, con l’eccezione di un poliziotto in moto che è passato provocatoriamente attraverso il corteo, e un cordone di polizia che ha bloccato l’accesso a un chiosco per qualche tempo, verso la fine.

La manifestazione è finita in piazza Schuster, la piazza centrale del quartiere di Ölberg dove i rifugiati avevano preparato da mangiare con il gruppo di solidarietà “Refugees Welcome 2 Wuppertal”. Durante uno dei discorsi che hanno seguito, è stato espresso il sostegno con gli attacchi contro una stazione di polizia in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della BCE a Francoforte il 18 marzo 2015, quando le auto della polizia sono state divorate dalle fiamme.

Alla fine ci sono stati dei concerti – tra gli altri, Lotta aus der Krachmacherstraße ha cantato la sua canzone “AZ bleibt! (L’Autonomous Centre resta!)”. Purtroppo ancora una volta al festival autonomo di strada sono mancati i chioschi informativi.Dopo il corte di Wuppertal, alcuni visitatori sono andati insieme al corteo anarchico di Dortmund, e altri hanno fatto il tragitto fino a Essen per partecipare alla contro-manifestazione contro il corteo nazista.

Contra Info

Düren, Germania: La foresta di Hambach ha bisogno di te!

12345

Dopo averne eliminato la maggiore parte, la RWE ha pianificato per il 2018 il completo disboscamento della foresta di Hambach, vicino a Buir (quartiere della città di Kerpen), per fare spazio a una miniera di lignite a cielo aperto. La resistenza contro la distruzione è cominciata già nel 2012: sabotaggio di macchine, blocchi, attivisti incatenati, occupazione di alberi, costruzione di capanne sugli alberi, e nel novembre 2012 un campo al limitare della foresta è stato occupato. Il proprietario è un residente del posto, critico nei confronti della RWE che tollera quest’azione.

Il quartier generale del partito dei verdi a Düsseldorf è stato occupato e sono state condotte delle azioni di blocco e disturbo durante l’assemblea generale annuale della RWE. Lo Stato ha reagito contro la resistenza con perquisizioni, espulsioni e distruzione delle barricate e delle infrastrutture di protesta. Naturalmente non sono mancati violenze fisiche, arresti e utilizzo del diritto penale. La RWE ha assunto un’impresa di sicurezza privata che ha installato barriere, si mostra presente nell’intera area coi loro cani, scatta foto degli attivisti, sabota la protesta e maltratta la gente.

La foresta e i dintorni offrono diversi luoghi e possibilità per azioni contro la lignite, killer del clima. Mano nella mano lo Stato e il capitale distruggono l’habitat della flora e della fauna, lo considerano legittimo e troppe persone lo tollerano.
Usciamo dal letargo! Reagiamo! Trasformiamo la rabbia in resistenza attiva!

Sul blog hambacher forst troverai delle informazioni su come arrivare e quello che hai bisogno di sapere se vuoi partecipare.

Il giorno dell’espulsione è il cosiddetto GIORNO X. È il giorno delle dimostrazioni spontanee e per l’azione diretta – qualche settimana dopo, di sabato, ci sarà una grande manifestazione a Buir, dopo di che la foresta sarà rioccupata. Anche le informazioni su questi progetti si possono trovare sull sito web.

Contra Info
Leggi tutto »

Torino, 11 giugno: Udienza preliminare del processo contro Silvia, Billy, Costa ed incontro

Testo sull’ incontro:

IN DIFESA DELLA TERRA

L’11 giugno ricorre la giornata internazionale di solidarietà a Marius Mason ed a tutti i prigionieri anarchici di lunga data, una giornata in più per dedicare loro il nostro tempo, pensieri, per continuare la lotta insieme a loro.

La giornata di quest’anno è intitolata “Transizione: la lotta non è finita” (è possibile leggere qui in italiano l’appello completo), tra le altre ragioni, anche per sostenere Eric McDavid liberato a gennaio dopo 9 anni di prigionia e la transizione di genere di Marius.

A Torino, nella stessa giornata, si svolgerà l’udienza preliminare per Silvia, Costa e Billy, di nuovo sotto processo per gli stessi fatti per cui in Svizzera hanno già scontato anni di carcere: l’accusa di tentativo di sabotaggio del centro di ricerca IBM sulle nanotecnologie a Zurigo.

Quello della repressione da parte del nemico è un aspetto inevitabile e da affrontare nella lotta per la liberazione della terra, umana ed animale, perché combattiamo contro quello stesso mondo che devasta e sfrutta il vivente e che segrega ed ingabbia chi si rivolta contro chi intende imporre questa dominante come unica possibilità esistente. E vogliamo colpire il sistema tecno-industriale dove più puo’ nuocere.

Per discutere di questi e di altri aspetti delle lotte anarchiche ecologiste radicali, giovedì 11 dalle h 20,30 presso la sede di Radio Blackout sarà proiettato il documentario, sottotitolato in italiano, “If a tree falls”, la storia di una cellula dell’ELF negli Stati Uniti, paese che, dopo aver indicato nei massimi nemici della propria sicurezza l’Islam, ha promulgato leggi speciali anche per chi ha lottato per la liberazione animale e della terra, declinando in ecoterrorismo e garantendo così sicurezza alle lobbies della devastazione del pianeta.

A seguire dibattito con Billy, Costa e Silvia.

http://www.resistenzealnanomondo.org
http://silviabillycostaliberi.noblogs.org
http://june11.org
until all are free

11 Giugno 2015: TRANSIZIONE – La lotta non è finita…

urlL’ultimo anno è stato pieno di cambiamenti e transizioni per i/le nostr* compagn* incarcerat* e per chi è impegnato nella lotta oltre le mura. Ora, nel pieno dell’agonia della primavera, ci sentiamo obbligat* a festeggiare queste transizioni e queste vittorie, mentre tutto intorno a noi sbocciano nuova vita e nuova energia. Non ci capita spesso l’occasione di mescolare davvero festeggiamenti e lotta – ma adesso è uno di quei momenti!

L’8 gennaio di quest’anno la corte del Distretto Orientale di California ha ordinato il rilascio di Eric McDavid. Il compagno Marius si è pubblicamente dichiarato uomo e ha cominciato a cercare i fondi per la sua transizione fisica. Crediamo che entrambe le transizioni siano da festeggiare e che siano una ragione per continuare la lotta. È con questo spirito che vi portiamo i nostri pensieri sull’11 Giugno 2015.

Per prima cosa, un po’ di pulizie: abbiamo un nuovo indirizzo mail: june11th chiocciola riseup punto net! Se avete inviato qualcosa al vecchio indirizzo, ci sono forti probabilità che non l’abbiamo ricevuto. Ci piacerebbe che ci fossero numerose traduzioni di questo appello e degli altri materiali di  supporto (grazie mille a ContraInfo e agli/lle altr* per il loro aiuto con le traduzioni in questi anni)! Per favore mandate le informazioni sugli eventi che avete in programma quest’anno per l’11 Giugno, poster, zine, e tutti i resoconti a june11th chiocciola riseup punto net. Non vediamo l’ora di avere vostre notizie e posteremo gli appuntamenti su June11.org non appena li riceveremo. Ogni anno ci sono eventi in nuove città, e speriamo che incoraggerete amic* e compagn* in lungo e in largo a unirsi a noi quest’anno.

Questo giorno è una giornata annuale di solidarietà con i/le prigionier* anarchic* di lunga data, inclusi Marius Mason ed Eric McDavid. Chiamando a questa giornata, il nostro obiettivo è di approfondire il sostegno in corso per i/le compagn* che affrontano lunghe sentenze. Sono loro, in particolare, che rischiano di essere dimenticat* in un modello di aiuto ai prigionieri basato sulla reazione a ondate contro la repressione di stato e altre emergenze. Siamo impegnati nel costruire un modello di solidarietà che sia a lungo termine da un lato e allo stesso tempo flessibile per rispondere ai nuovi sviluppi. È vitale costruire costantemente nuovi legami di solidarietà tra prigionieri e tra le lotte, piuttosto che ricadere nella rete statica di legami e contatti personali.

L’11 Giugno, all’origine una giornata di solidarietà per gli/le eco-prigionier*, resta ancorato in un progetto di difesa ambientale e lotta contro una società basata sullo sfruttamento e la restrizione. Man mano che l’attenzione si è spostata sulla solidarietà con Marius ed Eric, due prigionieri anarco-ecologisti che scontavano una condanna di circa 20 anni, la gente ha espresso la loro solidarietà attraverso serate dedicate alla scrittura di lettere, raccolte di fondi, eventi educativi, manifestazioni e attacchi. Nessun vero sforzo per aiutare i prigionieri può basarsi semplicemente sul sostegno passivo : deve anche includere l’impegno di continuare le lotte prima e dopo la loro incarcerazione. Potete trovare ulteriori spiegazioni sul contesto e la strategia dell’11 Giugno qui.

L’anno scorso, mentre organizzavamo gli eventi dell’11 Giugno, ci siamo posti delle domande stimolanti sulla relazione tra le lotte orientate verso l’ecologia e le lotte anarchiche contro le prigioni. Per noi è chiaro che il mondo che ha bisogno di prigioni ha anche bisogno della distruzione dell’ambiente; in quanto anarchic*, disprezziamo entrambe le cose. Siamo rincuorat* dal crescente movimento contro le spiagge di catrame, gli oleodotti di GNL, la fratturazione idraulica e le miriadi di altri progetti distruttivi per l’ambiente. L’aumento delle eco-lotte in tutto il mondo è necessario ed emozionante. Sia Marius che Eric restano dediti a queste lotte, come noi rimaniamo dedit* a loro, a tutti gli/le eco-prigionier*, e alle lotte in cui tutt* sono – siamo – impegnat*. Ma quest’anno ci sono state offerte delle ragioni per festeggiare – e ne parleremo man mano.

Quest’anno Marius Mason ha condiviso pubblicamente il suo nuovo nome e l’uso del pronome che riflette meglio la sua identità di genere maschile. Per citare il suo avvocato, Moira Meltzer-Cohen che lo assiste negli aspetti legali della sua transizione, Marius è qualcuno “il cui coraggio e integrità sono ancor più sottolineati dal fatto che la sua liberazione e autonomia sono stati a lungo fortemente limitate.” Di fronte a un mondo che sottopone sistematicamente le persone trans a violenza, isolamento e insulti, speriamo che ognuno dimostri il proprio sostegno alla liberazione dei/lle trans sostenendo Marius e le numerose persone trans in prigione. Questa lotta dovrebbe estendersi al di là della semplice raccolta di fondi. I/Le prigionier* trans lottano non soltanto per le necessità materiali dell’esistenza, ma anche contro un sistema di dominazione che non si fermerà davanti a nulla per impedire loro di essere semplicemente chi sono. La nostra solidarietà dev’essere creativa e varia quanto le tattiche dello stato sono crudeli e oppressive.

L’8 gennaio di quest’anno, Eric McDavid è stato rilasciato dopo nove anni di prigione. Eric è tornato a casa da amic* e familiari dopo che una corte federale ha accettato la sua richiesta di habeas corpus, dichiarando che l’FBI aveva trattenuto delle prove durante la fase di raccolta di prove del suo caso. Per questo Eric ha potuto dichiararsi colpevole di un reato meno grave, che comportava una sentenza di massimo cinque anni – quattro anni meno del tempo che ha già passato in una prigione federale. L’incredibile determinazione di Eric e il sostegno formidabile della sua famiglia, degli/lle amic* e dei/lle compagn* hanno non solo contribuito al suo benessere emotivo e fisico dietro le sbarre ma anche alla sua liberazione. Il suo rilascio dopo nove anni è un cambiamento monumentale. Ora Eric è confrontato alla costruzione di una nuova vita dopo quasi un decennio di incarcerazione. Si tratta di una nuova fase di lotta, e ci impegniamo a continuare a essere solidali con lui nel post-liberazione.

Ci ritroviamo ad affrontare nuove questioni su come aiutare Eric durante questa transizione da un ambiente carcerario fortemente controllato a una vita di prigionia a cielo aperto (le condizioni che si sovrappongono tra la condizionale di Eric e la società di controllo in cui viviamo tutti). Nonostante non viva più in una gabbia di cemento e filo spinato, Eric si confronta ancora costantemente con l’apparato repressivo dello Stato. I suoi spostamenti sono limitati, le comunicazioni controllate, e il suo tempo passato in modi che non sono sempre di sua scelta. Tutto ciò limita la sua interazione con le comunità da cui è stato lontano a lungo, le comunità con cui desidera impegnarsi e di cui vuol far parte. Dobbiamo trovare il modo di ridurre l’impatto di queste restrizioni e di rendere possibile una transizione e un ritorno a casa il più accoglienti possibile. Siamo elettrizzati all’idea di affrontare queste questioni nove anni prima del previsto.

Il cuore degli eventi dell’11 Giugno di quest’anno continuerà a includere Eric per aiutarlo materialmente e emotivamente durante questa transizione e per mantenere il coinvolgimento politico relativo alla sua prigionia. Il caso di Eric rimane uno degli esempi più evidenti di come lo stato prenda di mira e ingabbi gli anarchici in questo paese. Ma dobbiamo anche ricordarci che il suo caso non è assolutamente un’eccezione. Le comunità musulmane sono le più colpite da questo genere di attacchi dell’FBI. Dovremmo sempre trovare dei modi per lavorare solidarmente. Il sostegno post-liberazione è una componente vitale della nostra lotta, e siamo ovviamente entusiasti oltre ogni dire di vedere di nuovo Eric camminare sulla Terra e parlare con gli/le amic* come e quando vuole, e a ogni passo affermiamo che vogliamo la distruzione di tutte le prigioni.

Le pratiche di una solidarietà in corso non dovrebbero servire soltanto come un’abitudine culturale rassicurante: le nostre azioni contengono il potenziale per delle conseguenze – positive e negative – materiali reali per i/le nostr* compagn* incarcerat*. Praticando la solidarietà con i compagn* in prigione e i/le loro car*, il nostro obiettivo va al di là del semplice sostegno; miriamo a costruire uno slancio sociale contro un intero sistema di dominazione e distruzione ambientale. Queste relazioni aumentano il significato di ogni nostro gesto di solidarietà, rendendoli strumenti più potenti a nome di chi è dentro, ma accrescendo anche il rischio che questi gesti siano mal valutati o imprecisi: come sempre, bisogna fare uso di attenzione e analisi acuta quando si prepara un piano.

Questa riflessione si applica all’intera varietà di progetti di sostegno, inclusa la raccolta di fondi. Eppure speriamo che anche la raccolta di fondi possa creare degli spazi per la discussione e la lotta. Una preoccupazione comune tra i/le compagn* che affrontano lunghe sentenze è sapere se ci saranno ancora progetti sovversivi e discussioni in corso quando usciranno. Sta a tutti noi fare in modo che ce ne siano, e che questi progetti e conversazioni siano più forti, più ricchi e più vitali. E sono le nostre lettere ai/lle prigionier* che assicurano una connessione continua con questo processo.

Un elemento preciso è lo sviluppo della nostra capacità di sostegno ai prigionieri. Negli ultimi anni ci sono state vittorie e contrattempi quando gli/le anarchic* e altr* prigionier* ribell* hanno intrapreso delle lotte contro le loro condizioni, incluso scioperi della fame e del lavoro. Lo sciopero della fame di Nikos Romanos e la solidarietà rivoluzionaria che l’ha accompagnato ci hanno ricordato la possibilità sovversiva delle lotte coordinate oltre le mura. Ma mentre i prigionieri anarchici come Sean Swain nell’Ohio o Michael Kimble in Alabama, conducono sempre più spesso battaglie simili in Nord-America, al movimento sono spesso mancati i legami o la forza per offrire una solidarietà significativa. Non è una critica alla dedizione del gruppo di sostegno che lavorava con i/le prigionier* ribell*, ma è diretto al resto di noi, e indica l’importanza della generalizzazione di forme attive di solidarietà con i/le prigionier*.

Un aspetto importante del progetto a lungo termine di solidarietà ai/lle prigionier* è mantenere le vecchie relazioni mentre se ne costruiscono di nuove con altr* prigionier* in lotta. Amelie e Fallon, due compagne rilasciate di recente hanno bene incluso quest’idea nella lettera aperta dello scorso febbraio : http://en.contrainfo.espiv.net/2015/02/17/mexican-prisons-open-letter-of
Generalizzare la solidarietà significa evadere dallo spazio della ristretta “scena attivista” per permettere che si creino nuovi sorprendenti contatti. Parte del nostro progetto di quest’anno è costruire rapporti di solidarietà più forti con i/le prigionier* trans in lotta, proporre sostegno personale e politico immediato, e prepararsi a offrire un aiuto più significativo nelle lotte future per la sicurezza, ormoni/altre risorse mediche, e dignità.
http://supportmariusmason.org/2014/07/07/free-marius-jacob-mason

Ci ispiriamo a Chelsea Manning, che ha ottenuto accesso agli ormoni nonostante delle condizioni fortemente contrarie, fatto che indica in maniera incontrovertibile la possibilità di vittorie future per altr* prigionier* trans.

Continueremo ad adattarci ai continui cambiamenti di contesto provocati dalle vittorie ottenute da* compagn* in carcere – come la liberazione di Eric, il coming out di Marius, la conquista di “spazio per respirare” di Nikos Romanos e proprio negli ultimi giorni, il sorprendente ritorno a casa di Amelie, Carlos, e Fallon — e dalle trasformazioni continue del macchinario repressivo. Queste transizioni segnano lo sviluppo del progetto e in ogni caso non un punto fermo.

“La lotta non è finita … assume nuove forme. Qualunque sia il suo volto, qualunque sia il suo nome, è sempre guerra.”

Grazie a tutti per la solidarietà dimostrata l’11 Giugno o qualunque altro giorno. Significa tutto.

Santiago, Cile: Barricate fuori dal Liceo Darío Salas

16 25

Lunedì 25 maggio, verso le 10 del mattino, delle barricate sono state alzate e ci sono stati scontri tra giovani e i bastardi della polizia fuori dal Liceo Darío Salas, dove era stato spiegato uno striscione in memoria del compagno anarchico Mauricio Morales, caduto in azione il 22 maggio 2009 mentre cercava di attaccare la scuola di polizia.

Punky Mauri, l’offensiva non ti dimentica!

in inglese

Besançon, Francia: Tafferugli e solidarietà

besanconsolidarite

Contro l’occupazione poliziesca solidarietà con i rivoltosi di Planoise e dei “408” All Cops Are Bastards

Nel maggio 2015, tafferugli sono scoppiati nelle vie di Besançon. Le fiamme hanno illuminato le notti di diversi quartieri, preso di mira e distrutto vetture aziendali, scuole, diverse istituzioni dello Stato «sociale»…
L’occupazione poliziesca dei quartieri dura da diversi mesi, con tutto ciò che ne consegue, e suscita una resistenza determinata. Lanci di cocktail molotov sono atterrati – purtroppo a lato – sulle pattuglie delle CRS a Planoise e nel quartiere dei «408», il lancio di pietre sulla polizia e le telecamere di sorveglianza messe fuori uso sono ordinaria amministrazione.
E negli ultimi mesi degli attacchi minori sono stati condotti in solidarietà con questi atti di rivolta urbana nelle zone franche di questa città-prigione.

Una lista dei veicoli che si sono ritrovati con le gomme bucate:
una vettura a noleggio della ‘Hertz’
un veicolo aziendale dell’agenzia immobiliare ‘Foncia’
una vettura della società APRR, che appartiene al gruppo EIFFAGE
una trentina di biciclette della J-C Decaux (oltre al fatto di contribuire in gran parte all’imborghesimento dei quartieri in cui installa i suoi parcheggi per biciclette, il suo ruolo di sfruttatore di prigionieri di cui l’azienda si vanta pubblicamente è ormai risaputo)
il parco macchine del Consiglio del Dipartimento del Doubs (più di una decina di vetture in totale: automobili e furgoncini).
Una scavatrice del cantiere di EIFFAGE (costruttore di prigioni) che costruisce un gigantesco complesso di appartamenti di lusso e un centro commerciale in pieno centro città si è ritrovata col serbatoio distrutto.

Sostegno ai rivoltosi dei quartieri bisontini che sono nelle mani del nemico!
Forza e solidarietà ai/lle compagn* anarchic* sequestrati durante l’operazione Piñata, come anche a  Monica e Francisco ! Solidarietà con i/le prigionier* della guerra sociale in tutto il mondo!
Abbasso la gentrificazione!
Distruggiamo tutto quello che ci addomestica e ci distrugge!

in inglese

Santiago: Barricate e scontri fuori dell’Università Usach il 19 maggio

Con barricate date alle fiamme, abbiamo ancora una volta ricordato la morte di Mauricio Morales, caduto in combattimento con la deflagrazione del dispositivo esplosivo che portava con sé in direzione della scuola della gendarmeria.

L’incendio scatenato oggi si espande come i tuoi frammenti di libertà!

“Oggi attraverso il fumo nero dei nostri pneumatici, il calore bruciante delle nostre barricate e l’insolenza insurrezionale della nostra azione, ricordiamo la tua irriducibile vita, il tuo eterno amore per la libertà e il tuo bel desiderio che l’ordine stabilito cada.

Per la distruzione dell’ultimo baluardo della società carceraria!

Mauricio Morale morto in azione il 22 Maggio 2009”

in spagnolo

Udine: Un altro foglio di via contro un anarchico

In seguito alle recenti perquisizioni (con sequestro di cellulari, computer, dischi rigidi, opuscoli, poster, vestiti, ecc.) nelle case di tre compagni, a Udine, a uno dei tre è stato notificato qualche giorno fa un foglio di via dalla città.

Si tratta del secondo foglio di via contro anarchici emanato dal questore Cracovia nel giro di poco più di un mese.

Seguiranno maggiori informazioni.

Tutti i blog accolti da Espiv.net saranno inaccessibili per qualche giorno a causa di lavori di manutenzione

A partire da mercoledì 27 maggio 2015 i blog potranno essere fuori servizio. L’amministrazione di Espiv.net fa del suo meglio perché i blog siano di nuovo accessibili il più presto possibile.

I lavori di manutenzione NON interessano le mail.
**** Potete continuare a contattarci a contrainfo[chiocciola]espiv.net

Basilea, Svizzera: Manifestazione contro Frontex e attacco all’ufficio del pubblico ministero

Il 22 maggio, circa 200-250 persone sono scese in strada a Basilea per una manifestazione contro Frontex e il programma europeo sull’immigrazione in occasione delle giornate di azione internazionale contro il decimo anniversario di Frontex.

La manifestazione si è recata davanti al centro di detenzione “Bässlergut”, dove un’imponente unità di poliziotti antisommossa ha impedito alla gente di avvicinarsi al recinto della prigione. Sono stati pronunciati slogan e discorsi contro le frontiere e le prigioni e in solidarietà con le persone rinchiuse. La reazione dei/lle prigionier* è stata rumorosa e potente, con slogan contro la polizia e colpi sulle sbarre di ferro, per esempio.

Più tardi nella serata un più nutrito gruppo di persone ha attaccato il “Waaghof” con pietre e vernice. Nell’edificio sono situati l’ufficio del pubblico ministero e una cella per i/le detenut* in attesa di giudizio, come anche alcune unità di polizia.

Fuoco alle prigioni!
Abbasso tutte le frontiere!

in inglese

Udine: Di che colore è la tua bandiera quando brucia?

Venerdì 8 maggio a Udine sono state perquisite tre abitazioni con il pretesto di un tricolore bruciato da mani fortunatamente ignote il 24 aprile.

Come spesso accade il mostro da sbattere in prima pagina sono stati gli anarchici.

Molte anime belle si sono precipitate a condannare l’episodio poiché in quei giorni l’italica bandiera assurge a feticcio per celebrare una liberazione tradita, chiedendo punizioni celeri e l’immancabile incremento di sorveglianza e telecamere. A loro rispondiamo con il motto di molti che misero a rischio o persero la vita durante la resistenza: “Non per la patria, ma per la Libertà”.

Detto questo, appare chiaro l’intento intimidatorio dell’operazione, sia per il dispiegamento di forze (in un caso in 10 per un’abitazione), sia per l’arroganza con cui si sono comportati (che per altro constatiamo senza troppo stupore).

L’occasione è servita per appropriarsi di computer, telefoni, volantini, opuscoli, manifesti… e fare le solite domande inopportune per sapere qualcosa in più sulle nostre vite.

Nell’esprimere la nostra solidarietà e vicinanza ai compagni perquisiti, ribadiamo che non ci faremo intimidire poiché chi agisce in nome dello Stato e della Patria ben poco può ottenere reprimendo chi vive per la Libertà.

“in the white flames of burning flags we found a world worth dying for”
– tra le bianche fiamme delle bandiere che ardono abbiamo trovato un mondo per cui vale la pena morire –
(Rise Against)

Anarchiche, anarchici e solidali di Udine e del Friuli