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Atene, Grecia: Dichiarazione politica di Nikos Maziotis al processo speciale nel carcere di Koridallos (29/01/2013)

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la dichiarazione in greco

[Grecia/Italia] Intervista CCF/Alfredo Cospito

Dalle carceri greche all’AS2 di Ferrara: Quattro parole in “ libertà”.

Intervista delle Ccf a me medesimo.

Prima di rispondere alle vostre domande voglio sottolineare che quel che dirò è la mia verità. Uno tra i tanti punti di vista, sensibilità e sfumature individuali all’interno di quel crogiolo di pensiero ed azione che va sotto il nome di Fai-Fri. Federazione informale che, rifiutando qualsiasi tentazione egemonica, rappresenta uno strumento, un metodo di una delle componenti dell’anarchismo d’azione. Anarchismo d’azione che solo quando si fa informale, non costringendosi in strutture organizzative(specifiche, formali, di sintesi)quando non è all’assillante ricerca di consenso (quindi rifiuta la politica)si può riconoscere in un più largo caotico universo che va sotto il nome di “internazionale nera”. Per capirci meglio la Fai-Fri è una metodologia d’azione che solo una parte delle sorelle e fratelli dell’internazionale nera praticano, non un’organizzazione né tanto meno una semplice firma collettiva, ma uno strumento che tende all’efficienza, che ha come obiettivo quello di rafforzare i nuclei e i singoli compagni/e d’azione attraverso un patto di mutuo appoggio su tre punti – solidarietà rivoluzionaria, campagne rivoluzionarie, comunicazione tra gruppi/singoli:

’’SOLIDARIETÀ RIVOLUZIONARIA. Ogni gruppo d’azione della Fai si impegna a dare la propria solidarietà rivoluzionaria ad eventuali compagni arrestati o latitanti. La solidarietà si concretizzerà soprattutto attraverso l’azione armata, attacco a strutture e uomini responsabili della detenzione del compagno. Non sussiste l’eventualità di mancata solidarietà perché verrebbero meno i principi su cui il vivere e il sentire anarchico si basano. Per appoggio nella repressione non si intende ovviamente quello di carattere di assistenza tecnico/legale: la società borghese offre sufficienti avvocati, assistenti sociali o preti, perché i rivoluzionari possano occuparsi d’altro.

CAMPAGNE RIVOLUZIONARIE. Ogni gruppo o singolo una volta iniziata una campagna di lotta attraverso azione e conseguente comunicato verrà seguito dagli altri gruppi/singoli della Federazione Anarchica Informale secondo i propri tempi e modalità. Ogni singolo/ gruppo può lanciare una campagna di lotta su obiettivi particolari semplicemente “promuovendo” il progetto attraverso una o più azioni accompagnate dalla firma del singolo gruppo d’azione a cui si aggiunge il richiamo della Federazione nella sigla. Se una campagna non viene condivisa, se ritenuto necessario, la critica si concretizzerà attraverso le azioni/comunicati che contribuiranno a correggerne il tiro o a metterla in discussione.

COMUNICAZIONE TRA GRUPPI/SINGOLI. I gruppi d’azione della Federazione Anarchica Informale non sono tenuti a conoscersi tra di loro, non sussiste la necessità ove altrimenti si rischierebbe di offrire il fianco alla repressione, a leaderismi dei singoli ed alla burocratizzazione. La comunicazione tra gruppi/singoli avviene essenzialmente attraverso le azioni stesse e attraverso i canali informativi di movimento senza la necessità di conoscenza reciproca (tratto dalla rivendicazione dell’attentato a Prodi, all’epoca presidente della Commissione Europea, 21 dicembre 2003, tratto da Il dito e la luna, pag. 15-16).

Questo patto di mutuo appoggio di fatto scavalca l’assemblea, i suoi leaders, gli specialisti della parola, della politica ed i meccanismi autoritari che si innescano anche in ambiti anarchici quando l’assemblea diventa organo decisionale. Quello che l’internazionale nera nei prossimi anni dovrebbe fare è riannodare quel “filo nero” che si era spezzato da tempo. Un filo che lega l’anarchismo di ieri che praticava la “propaganda del fatto”, figlia del Congresso Internazionale di Londra del 1881, all’anarchia d’azione di oggi, informale, anti-organizzatrice, nichilista, anti-civilizzatrice, antisociale. Nicola ed io, unici componenti del “nucleo Olga”, non conosciamo di persona gli altri fratelli e sorelle della Fai, conoscerli vorrebbe dire vederli rinchiusi tra le quattro mura di una cella. Ci siamo convinti dell’utilità della Fai-Fri grazie alle parole(rivendicazioni)ed alle azioni dei fratelli e sorelle che ci hanno preceduti. Le loro parole sempre confermate dall’azione ci hanno regalato l’indispensabile costanza senza la quale un qualsiasi progetto si riduce, nell’era del virtuale in inutili, sterili parole al vento. Avevamo bisogno di una bussola per orientarci, uno strumento per riconoscere e smascherare coloro che dell’anarchia hanno fatto una palestra per parolai, un filtro per distinguere le parole vuote da quelle portatrici di realtà. Abbiamo trovato in questa “nuova anarchia”, nelle sue rivendicazioni e nelle conseguenti campagne rivoluzionarie, una prospettiva di attacco reale che amplifica le nostre potenzialità distruttive, salvaguarda la nostra autonomia di individui ribelli ed anarchici e ci da la possibilità di collaborare, di colpire insieme, senza conoscerci direttamente. Nessun tipo di coordinamento può essere incluso nella nostra progettualità. Il “coordinamento” presupporrebbe necessariamente la conoscenza, l’organizzarsi tra le sorelle e fratelli dei diversi nuclei. Tale coordinamento ucciderebbe l’autonomia di ogni gruppo e singolo/a. Il gruppo più “efficiente“, più preparato, più coraggioso, più carismatico inevitabilmente avrebbe il sopravvento riproducendo gli stessi meccanismi deleteri dell’assemblea, alla lunga si ripresenterebbero leaders, ideologhi, capi carismatici, si andrebbe verso l’organizzazione: la morte stessa della libertà. Qualcuno potrebbe contestare che anche in un gruppo di affinità, in un nucleo Fai potrebbe annidarsi un leader carismatico, un “capo”. Nel nostro caso il danno però verrebbe limitato perché tra i nuclei non vi è conoscenza diretta. La cancrena non potrebbe estendersi. Il nostro essere anti-organizzatorici preserva da questo rischio. Per questo motivo bisogna affidarsi alle “campagne rivoluzionarie” che escludono la conoscenza tra i gruppi e singoli/e uccidendo così qualunque barlume d’organizzazione. Mai bisogna confondere le campagne con il coordinamento, questa è l’informalità, questa è l’essenza, secondo me, della nostra progettualità operativa. Sia chiaro che quando parlo di gruppo di affinità o nucleo d’azione posso far riferimento ad un solo individuo od a un gruppo di affinità numeroso. Non bisogna farne una questione di numeri. E’ chiaro che la singola azione viene pianificata tra i vari componenti del gruppo, in quel caso non si può parlare di coordinamento, mai tale pianificazione deve estendersi agli altri gruppi Fai-Fri. Al di fuori del proprio gruppo bisogna “limitarsi” a comunicare unicamente attraverso le “campagne rivoluzionarie” e le conseguenti azioni. La nostra conoscenza della Fai-Fri deve sempre rimanere parzialissima, limitata ai nostri affini. Della Fai-Fri dobbiamo conoscere solo le zampate, i graffi, le ferite apportate al potere. Mortale sarebbe creare qualcosa di monolitico o strutturato, ognuno di noi deve evitare equivoci o fascinazioni egemoniche. L’organizzazione limiterebbe enormemente le nostre prospettive, invertendo il processo dal qualitativo al quantitativo. Nell’azione di uno la volontà di un altro si rafforza dando ispirazione. Le campagne si diffondono a macchia di leopardo. Mille teste contro il potere infuriano, impossibile mozzarle tutte. Sono proprio queste azioni accompagnate dalle parole(rivendicazioni)a permetterci a colpo sicuro di escludere i teorici puri amanti della parola, dandoci la possibilità di rapportarci unicamente con chi vive nel mondo reale, sporcandosi le mani, rischiando sulla propria pelle. Quelle parole sono le uniche che contano veramente, le uniche che ci permettono di crescere, di evolverci. Le campagne rivoluzionarie sono lo strumento più efficace per incidere, fare male dove più nuoce. Dandoci la possibilità di diffonderci nel mondo come un virus portatore di rivolta e anarchia.

CCF: Per conoscerci dicci qualcosa sulla tua situazione attuale.

Alfredo: C’è poco da dire siamo stati arrestati per la gambizzazione di Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare. Per inesperienza abbiamo fatto degli errori che ci sono costati l’arresto: non abbiamo coperto la targa della moto che abbiamo usato per l’azione, l’abbiamo parcheggiata troppo vicino al posto del’agguato e, soprattutto non ci siamo accorti di una telecamera di un bar, gravissimo errore che oggi stiamo pagando. Abbiamo rivendicato la nostra azione come nucleo “Olga Fai-Fri”. Io sono stato condannato a 10 anni e 8 mesi, Nicola a 9 anni e quattro mesi. Nei prossimi mesi avremo un’ulteriore processo per associazione sovversiva. Questa è più o meno la nostra attuale situazione processuale.

CCF: I prigionieri anarchici e la prigione. Come sono le vostre condizioni nelle sezioni speciali, come si comportano i carcerieri e come sono i vostri rapporti con gli altri prigionieri?

Alfredo: In Italia attraverso i circuiti di Alta Sicurezza, che comportano molte restrizioni, lo stato democratico ci vuole isolare, relegandoci in sezioni completamente separate dal contesto generale del carcere. Impossibile qualunque contatto con gli altri carcerati, non abbiamo la possibilità di andare all’aperto, solo due ore in un piccolo cortile di cemento. La censura per me e Nicola è sempre stata rinnovata, quindi con ritardo e difficoltà riceviamo posta e giornali, le cose particolarmente interessanti per noi ci vengono sequestrate in entrata ed uscita. In questo momento siamo rinchiusi in una AS2, alta sorveglianza specifica per i prigionieri anarchici. Il “rapporto” tra noi ed i carcerieri è di indifferenza reciproca e naturale ostilità. Cos’altro dire, dal mio punto di vista le proteste “civili” fuori e dentro il carcere sono inutili, la “vivibilità” dentro è semplicemente una questione di rapporti di forza. Dal carcere bisogna uscire, tocca a chi sta dentro farsene capace… Leggi tutto »

[Bologna] Manifesto sul processo per i fatti di Piazza Verdi del 2007

Alla loro normalità preferisco la follia

Il 15 luglio scorso si è conclusa l’istruttoria del processo per i fatti di Piazza Verdi a Bologna del 2007, processo di cui non si è ancora arrivati nemmeno al Primo Grado di giudizio e che vede coinvolti quattro compagni e una compagna.

In questa occasione il pm Simone Purgato ha chiesto per i cinque, che all’epoca erano stati arrestati e incarcerati per aver ostacolato un TSO, pene elevate, dai 6 anni e mezzo ai 7 e mezzo di reclusione.

Queste richieste di condanna sono evidentemente un tentativo di creare un precedente e di intimorire i compagni. Allo stesso modo, per fermare e reprimere i cinque, sono state inventate delle accuse nei loro confronti in una tipica montatura di stato.

Il 17 ottobre prossimo, alle 10.00, si terrà un’altra udienza, in cui potrebbe venire emessa la sentenza.

Consapevoli che i veri pazzi stanno fuori, non facciamo un passo indietro.

Massima solidarietà e complicità con Madda, Sirio, Fede, Juan, Fako!

Anarchici e Anarchiche

Grecia: Altre azioni di sostegno a Nikos Maziotis da Salonicco

photo2 photo1Altri due striscioni nella città di Salonicco in solidarietà con il compagno prigioniero Nikos Maziotis. Uno è stato appeso sul ponte pedonale di fronte all’hotel Macedonia Pallas e recita quanto segue: “Solidarietà con Nikos Maziotis”. Il secondo è stato appeso in piazza Navarinou e arreca scritto: “Sbirri, giornalisti, delatori e infiltrati il sangue versato dai rivoluzionari innaffia l’albero in cui noi li appenderemo”.

Forza e solidarietà con Nikos Maziotis e i rivoluzionari in clandestinità.

Atene: Retata in casa dei compagni ad Exarchia

Il 17 luglio, durante la mattinata, il giorno seguente la cattura di Nikos Maziotis, la polizia antiterrorista irruppe nella casa dove vivevano diversi compagni, in via Dervenion, quartiere di Exarchia. Gli sbirri li negarono la presenza di un avvocato durante la ricerca. Ugualmente, sono stati fermati cinque dei compagni che si erano ritrovati a solidarizzare (sono stati rilasciati qualche ora dopo).

Non ci terrorizzano, non ci arrestano!

Salonicco, Grecia: Manifesto solidale con il compagno Nikos Maziotis

Nikos_Maziotis1Azione solidale da Salonicco. Lo striscione, che è stato collocato in uno dei punti più centrali della città (Rotonda di Galerio), recita: “Forza al guerrigliero urbano Nikos Maziotis – Rabbia e coscienza”.

Sparta, Grecia: Manifesto solidale con il guerrigliero Nikos Maziotis

Azione solidale dalla città di Sparta per il compagno Nikos Maziotis, membro di Lotta Rivoluzionaria che è stato ferito e arrestato dopo una sparatoria con la polizia nel centro di Atene il 16 luglio ed ero ricoverato all’ ospedale Evangelismos. Lo striscione recita: “Lo Stato e il capitale sono gli unici terroristi. Solidarietà con il compagni e combattente Nikos Maziotis.”

La passione per la libertà è più forte di tutte le galere!

Atene: Presidio solidale con il prigioniero anarchico Nikos Maziotis

Lo Stato e il capitale sono gli unici terroristi

Subito dopo la sparatoria del 16 luglio a Monastiraki, che si è conclusa con Nikos Maziotis, combattente anarchico e membro di Lotta Rivoluzionaria, ferito e catturato, l’apparato di propaganda del regime di Stato in emergenza permanente ha scatenato una vera e propria guerra mediatica.

La lunga storia del compagno, le posizioni e il percorso di organizzazione di Lotta Rivoluzionaria sono la testimonianza dei suoi valori e degli obiettivi nella sua lotta contro il capitale e lo Stato, per la rivoluzione sociale.

Solidarietà con i guerriglieri urbani
Nikos Maziotis e Pola Roupa

Abbasso gli infiltrati, avanti compagni!

Concentrazione
Sabato, 19 luglio, alle ore 12:00, nel parco Evangelismos (vicino all’ospedale dove il compagno è stato internato)

anarchici/e

Grecia: Forza all’anarchico Nikos Maziotis, arrestato ad Atene il 16 luglio!

Lo Stato e il Capitale sono gli unici terroristi.
Solidarietà con N. Maziotis

Il 16 luglio 2014, verso sera, alcuni compagni hanno appeso uno striscione di solidarietà all’ingresso della Scuola Politecnica, in via Patission, in risposta all’arresto di Nikos Maziotis, membro di Lotta Rivoluzionaria catturato dalla polizia nel centro di Atene poche ore prima.

L’anarchico Nikos Maziotis, che viveva in clandestinità da due anni, è stato ferito gravemente quella giornata durante una sparatoria con la polizia nella zona di Monastiraki, nel centro di Atene. Il compagno fu trasferito all’ospedale Evangelismos, dove è stato ricoverato in ospedale sotto stretta custodia della polizia. Secondo il suo avvocato, la sua vita non è in pericolo.

Intorno alle 22:30 decine di compagni e compagne si sono ritrovati di fronte all’ospedale Evangelismos, mostrando il loro sostegno al guerrigliero anarchico Nikos Maziotis. Verso le 23:30 è terminato il presidio di solidarietà, e è stata convocata un assemblea per 17/7 presso la Scuola Politecnica di Exarchia.

Genova: Riconfermate le condanne per Alfredo Cospito e Nicola Gai

Genova 11 luglio – La corte d’ appello ha riconfermato integralmente la condanne di primo grado in rito abbreviato per l’il ferimento all’AD di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi: 10 anni e 8 mesi ad Alfredo e 9 anni e 4 mesi a Nicola. In primo grado i compagni avevano rivendicato in aula l’azione e la loro appartenenza, come unici componenti del nucleo Olga Fai/Fri. In appello hanno rifiutato di assistere alla farsa processuale in videoconferenza.

Savona: Moloverde 25-26-27 luglio

DOVE LORO DEVASTANO NOI RICOSTRUIAMO
-una tre giorni dedicata alla condivisione e alla (ri)costruzione di una baracca in spiaggia-

Come ogni anno ci ritroviamo al Moloverde, dopo l’opposizione al progetto, ormai quasi estinto, di un porticciolo turistico sulla spiaggia della Margonara a Savona. Dopo cimenti invernali, iniziative, concerti, grigliate, musica e condivisione pensiamo a ricostruire ciò che è stato distrutto negli anni dai soliti speculatori vomitacemento. Proprio su questi scogli sorgevano splendide baracche usate sia da pescatori della zona, che da viandanti o senza tetto. Quest anno ci ritroviamo per una tre giorni dedicata alla costruzione di una nuova baracca che rimarrà a disposizione di chiunque passi di li, un piccolo passo iniziale con l’auspicio che un domani possano sorgere, come un tempo, altre baracche nell’area.

I lavori inizieranno venerdì 25 luglio dalle 14.00 per terminare domenica 27 luglio.

La spiaggia è molto grande e vi sarà la possibilità di montare la propria tenda, oppure di parcheggiare a poca distanza macchina, camper o furgone. Verrà allestita una cambusa da gestire e utilizzare insieme. Pranzi e cene verranno preparati in condivisione, portando ognuno ciò che vorrebbe trovare ad eccezione della grigliata di Sabato per onnivori, vegani e vegetariani il quale ricavato andrà insieme a quello dell’intera serata a sostegno di Gianluca e Adriano, anarchici arrestati lo scorso 19 Settembre e ad oggi ancora detenuti in carcere in regime di Alta Sorveglianza, accusati di 13 danneggiamenti di varia natura compiuti nei confronti di alcune banche, di una pellicceria, di sedi distaccate di Eni e Enel e della discarica di Roncigliano.

Sarà una tre giorni tutta da scoprire ed inventare!!

VENERDI 25
h 14-00 inizio lavori
h 19-00 cena bella vita a seguire dj set aperto- porta la tua chiavetta!

SABATO 26
h 9-00 caffè, focaccia a seguire continuazione dei lavori
h 13-00 pranzo bella vita a seguire continuazione dei lavori
h 19-00 grigliata a sostegno di Gianluca e Adriano
h 23-00 concerto con: GLI ALTRI – LEISFA – NO CHAPPI? BOURGEOIS! – a seguire DJSET

DOMENICA 27
h 9-30 anche 10! caffè, focaccia a seguire continuazione dei lavori
h 13-00 pranzo bella vita a seguire conclusione dei lavori

sono ben accetti:
materiali(legno, viti, chiodi, ecc…)
attrezzi (martelli, avvitatori, seghe, ecc…)

LA MARGONARA E’ NOSTRA! E DI TUTTI I FRATELLI DELLA COSTA, PIRATI RIBELLI, INDIVIDUI NON ADDOMESTICATI NE’ ARRESI. RIPRENDIAMOCI I NOSTRI ORIZZONTI SUBITO! SEMMU TUTTI MARGUNARI!!

Come raggiungere la spiaggia della Margonara:
Dalla stazione di Savona autobus 7 7/ o Varazze scendere alla prima fermata dopo la galleria tra Savona e Albisola
In macchina uscita autostrada ad Albisola girare a destra direzione Savona proseguire sull’ Aurelia fino alla galleria.

Per ulteriori informazioni o proposte di progetti per la costruzione: solidali15ottobregenova@gmail.com

Navarra: Cronaca del presidio del 6 luglio nella macrocarcere di Iruñea

Come da qualche anno, circa 20 compagni e compagne ci siamo trovati alle ore 11 di oggi, 6 luglio, sul lato sinistro della macrocarcere di Iruñea/Pamplona. Dopo circa un’ora di slogan gridati, qualche parola con il microfono e musica, sono arrivati 3 furgoni della polizia e una macchina degli sbirri del reparto (dis)informazioni, per 20 minuti hanno controllato e perquisito a tuttx i/le presenti nel presidio e infine mandato via con le minacce come è il loro solito.

I razzi per celebrare il txupinazo (razzi che aprono le feste della città) sono stati lanciati tanto al cielo come al indirizzo del carcere.

Questa nuova bara dei vivi chiamata carcere non è ancora piena e i/le pochi/e detenutx che ci hanno visto e sentito hanno gridato insieme ai manifestanti quello che non ci scanseremmo di ripetere: espetxeak apurtu = distruggere le carceri.

[Italia] Anarcoiris – Foglio libero aperiodico e atemporale – n.0

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Cile – Caso Security: Condanne contro Juan Aliste, Freddy Fuentevilla e Marcelo Villarroel

Il 2 luglio 2014, i compagni sono stati condannati in assenza già che hanno rifiutato di assistere allo spettacolo giuridico, che era disponibile per le loro famiglie e compagni sotto “teleconferenza”.

L’inquisizione democratica ancora una volta ha deciso sulla vita dei compagni; questa volta le condanne sono state:

Juan Aliste: 18 anni per essere l’autore dell’omicidio di Moyano + 10 anni per il tentato omicidio del poliziotto Abarca + 14 anni per l’assalto al Banco Santander in Valparaíso e al Banco Security in Santiago = 42 anni di carcere.

Freddy Fuentevilla: 5 anni per coprire l’omicidio di Moyano + 3 anni per coprire il tentato omicidio di Abarca + 7 anni per la rapina al Banco Security in Santiago = 15 anni di carcere.

Marcelo Villarroel: 14 anni di carcere per l’assalto al Banco Santander in Valparaíso e al Banco Security in Santiago.

Qui trovi le informazioni sul verdetto del Caso Security.

Solidarietà irrefrenabile con i compagni in prigione!

Né gli anni a cottimo che danno i giudici possono fermare o far retrocedere ne anche un centimetro le convinzioni e valori antiautoritari!

fonte : refractario

Prigioni greche: Sospeso lo sciopero della fame di massa

Chania, Isola di Creta, 27 giugno: “No ai Guantánamo greci – Solidarietà con la lotta dei prigionieri”

Oggi, martedì 1 luglio, sospendiamo lo sciopero della fame di massa che abbiamo cominciato (dal 23 giugno) contro il disegno di legge per la costruzione di carceri di massima sicurezza.

Sospendiamo lo sciopero della fame ma non terminiamo la nostra mobilitazione. Al contrario, recuperiamo le forze e comunichiamo al ministero della Giustizia che non accetteremo il funzionamento del Guantánamo greco, né nelle prigioni di Domokos, nè dovunque.

Restiamo diffidenti rispetto alle proposte di miglioramento al disegno di legge che sarà presentato giovedì (3/7) da parte del ministero, e siamo pronti a lottare con tutti i mezzi per evitare che questo disegno di legge-mostruosità per le carceri di massima sicurezza.

Sappiamo che non ci sarebbero state proposte di miglioramento se non avessimo fatto lo sciopero della fame. Ma il ministero dovrebbe anche sapere che di fronte all’organizzato silenzio imposto dalla stampa che ha taciuto sullo sciopero della fame di massa portato avanti nelle carceri greche (con la partecipazione di 4500 prigionieri), da ora cambiamo i mezzi di lotta e se necessario avanzeremo forme di lotta più incisive. Senza inutili indugi…

Iniziativa del Comitato di lotta dei prigionieri

Barcellona: Striscione solidale con i detenuti No Tav in Italia

Striscione davanti alla stazione di Barcellona Sants in solidarietà con Niccolò, Claudio, Mattia y Chiara, compagni accusati di terrorismo nello stato italiano per aver attaccato il cantiere Tav.

Negli ultimi giorni è caduta l’accusa di terrorismo. Tuttavia, i/le compagni/e continuano ad essere incarcerati, e il lavori nel cantiere Tav stanno avanzando.

Libertà per i/le compagni/e !
Che non si ferme l’azione e il sabotaggio; fuoco al Tav e a tutte le galere !

fonte : barcelona indymedia

Grecia: Si intensifica la lotta contro la costruzione delle prigioni di massima sicurezza

Dal 28 giugno (6° giorno di sciopero della fame di massa), la lotta si sta intensificando in vista del voto sul progetto di legge per la costruzione delle prigioni di massima sicurezza il prossimo giovedì, 3 luglio 2014.

Il 27 giugno, la rete dei prigionieri in lotta ha chiamato alla mobilitazione solidale, anche in riferimento allo sciopero della fame di Nicolò Angelino, che è sotto detenzione in Italia.

Più di 30 scioperanti della fame sono stati trasferiti all’ospedale del carcere maschile di Koridallos, mentre il 28 giugno, la mattina, i compagni Panagiotis Argirou e Michalis Nikolopoulos (membri prigionieri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco) sono stati portati anche loro in ospedale, insieme ai compagni Argyris Ntalios, Yannis Michailidis e Nikos Romanos.

Tuttavia, il servizio sanitario del carcere e l’ospedale non hanno personale sufficiente per prendersi cura degli scioperanti che lì transitano urgentemente, mentre l’amministrazione del carcere mostra un totale disprezzo per la loro salute, inviandoli nuovamente in gli moduli. Inoltre, le guardie carcerarie sono entrate in “sciopero”, impedendo di fatto le visite dei prigionieri con i loro avvocati e le loro famiglie. In risposta ad entrambi, nella tarda-sera del 27 giugno, i prigionieri restati a Koridallos si sono trattenuti fuori dalle loro celle per un’ora in più oltre il tempo prestabilito.

Occorre qui menzionare la compagna Olga Ekonomidou, nel carcere femminile, è entrata in sciopero della fame il 25 giugno.

In termini numerici, i prigionieri di due prigioni si sono uniti alla mobilitazione (50 a Corinto e 60 sull’isola di Kos). Inoltre, nella dell’isola di Corfù, più prigionieri sono scesi in sciopero della fame immediatamente dopo una forte e calda manifestazione di sostegno di fronte alle mura di questo centro di sterminio, messa in atto la notte del 26 giugno da più di 20 individui.

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Video dell’intervento di fronte alla prigione di Corfù

Infine, nel carcere di Alikarnassos (Creta), tutti i detenuti sono stati coinvolti nelle proteste mediante l’astensione dai pasti forniti dalla prigione (per i più poveri dei prigionieri questo equivale quasi ad uno sciopero della fame).

Vi terremo in aggiornamento. Incoraggiamo la riproduzione di notizie relative alla lotta contro la nuova legge e la realizzazione di gesti solidali oltre i confini.

Salonicco, Grecia: Barricate di fuoco in solidarietà con la lotta dei prigionieri

Nei prossimi giorni lo Stato tenterà di approvare una legge per attuare nuove condizioni speciali di detenzione, le prigioni di tipo C.

Questo disegno di legge contiene una serie di riforme volte a rafforzare il controllo e la repressione sui prigionieri “pericolosi”.

La lotta contro l’imposizione di nuove condizioni di vita è iniziata, sia dentro che fuori le mura.

Da lunedì 23 giugno migliaia di prigionieri in diverse carceri greche hanno iniziato uno sciopero della fame di massa, chiedendo l’abolizione di questo nuovo disegno di legge.

Questa lotta si porta avanti, come dovrebbe, attraverso azioni di solidarietà multiforme.

Questo momento storico non deve trovarci impreparati, ma convinti e pronti alla lotta sia contro questo disegno di legge, in particolare, sia anche contro le condizioni di reclusione e di repressione che  finora abbiamo tollerato. Noi ci poniamo contro lo Stato e il Capitale, affianco dei prigionieri in lotta.

Come parte di questa lotta, mercoledì 25 giugno, durante la notte, due gruppi di compagni si sono incamminati coordinatamente per le strade di Olympiados e Grigoriou Lampraki, per innalzare barricate e bloccare il traffico, versando benzina su dei pneumatici e contenitori e dando loro fuoco.

Ci vediamo per le strade, fino alla completa distruzione delle carceri.

Solidarietà con i prigionieri in lotta.

Anarchici

Carceri spagnole: Gabriel Pombo Da Silva in isolamento

Dal 17 giugno, il compagno Gabriel Pombo Da Silva si trova in isolamento provvisiorio nel carcere di A Lama per essersi rifiutato di venire trasferito in uno dei moduli di massima sicurezza [módulos de máximo respeto] con tutte le imposizioni che vivere in questi moduli comporta, ed essersi rifiutato di dividere la cella con un altro prigioniero, cosa che tenteranno di imporgli ancora una volta. Siamo ora in attesa di vedere cosa accadrà…

La situazione sta già andando avanti per via giudiziale, ma consideriamo importante esprimere e dimostrare che lui non è solo, chiedendo tramite fax (con telefonate o con la posta ordinaria a seconda di come torna più comodo) che venga posto fine alle vessazioni dell’amministrazione penitanziaria contro Gabriel.

Vi proponiamo quindi il seguente modello di testo da inviare sia all’istituzione penitenziaria che al carcere di A Lama. Le spedizioni possono essere effettuate da oggi (rispetto alle decisioni che possono essere prese già da ora contro di lui). Tuttavia vi proponiamo delle date comuni al fine di mettere più pressione: venerdì 27 giugno, lunedì 30 e martedì 1° luglio.

Secretario General de Instituciones Penitenciarias
Ángel Yuste Castillejo
C/ Alcalá, 38-40, 28014 Madrid
Tel.: (0034) 913354700, Fax: (0034) 913354052

Centro Penitenciario A Lama (Pontevedra)
Monte Racelo s/n, 36830 A Lama (Pontevedra)
Tel.: (0034) 986758000, Fax: (0034) 986758011

PS: Si può supportare Gabriel inviandogli lettere:

Gabriel Pombo Da Silva
C.P A Lama, Monte Racelo s/n
36830 A Lama (Pontevedra), Spagna

Modello di Fax qui in spagnolo [Modelo de Fax]

[Traduzione:

Nell'agosto del 2013 Gabriel Pombo Da Silva viene trasferito nel carcere di A Lama in Galizia dove in questo momento sta finendo di scontare la condanna. Prima ancora del suo arrivo il Subdirector de Seguridad decide di sottoporre Gabriel al regime Fies nonostante la precedente decisione della Justicia y de Instituciones Penitenciarias (un mese prima, quando Gabriel si trovava nel carcere di Villena) di revocare il regime Fies per mancanza di motivazioni.

Da allora gli sono state applicate in maniera assolutamente arbitraria varie misure di sicurezza, come ad esempio l'improvviso divieto di frequentare le lezioni scolastiche nonostante lo facesse da tempo, non consegnargli gran parte della corrispondenza senza nemmeno norificargli cosa veniva trattenuto né perchè, così come sequestrargli in sua assenza gli scritti che si trovavano nella cella.

A ciò si aggiungono vari trasferimento da un modulo all'altro senza motivazioni né logica: per esempio mentre insistono sulla questione delle “ragioni di sicurezza” e contemporaneamente utilizzano l'argomento della “pericolosità” per giustificare l'applicazione del regime Fies e il controllo di tutte le comunicazioni, gli impongono la condivisione della cella con un altro prigioniero in una sezione di massima sicurezza...

Per il solo fatto di essersi opposto a quest'ultima imposizione Gabriel Pombo da Silva è stato messo direttamente in isolamento provvisorio dal 17 giugno del 2014 dove ancora aspetta di sapere cosa gli spetta. Tutte queste misure si possono interpretare solo come una costante e intollerabile accanimento contro di lui.

Questa situazione deve essere risolta con la cessazione di tutte le forme di molestia e del ricatto di condividere la cella dopo tutti gli anni di isolamento che gli sono stati imposti durante il tempo tracorso nelle carceri spagnoli.

Reclamiamo ed esigiamo che venga revocato il regime Fies così come il mandato di cattura europeo (OEDE) emesso contro di lui dalle autorità italiane, utilizzato per argomentare il repentino cambio di regime cui è sottoposto, e che è stato revocato dalla giustizia italiana già il 18 di aprile 2014.]

Prigioni greche: Prigionieri in lotta annunciano lo sciopero della fame di massa

ANNUNCIO DI SCIOPERO DELLA FAME

Dal 18 giugno 2014 tutti i prigionieri in Grecia hanno fatto lo sciopero del carrello in segno di protesta contro il disegno di legge fascista sulle carceri di tipo C) e in difesa del diritto al permesso temporaneo e alla concessione di libertà condizionale.

Tuttavia, il ministro di Giustizia e il governo insistono a ignorare la nostra protesta. Non hanno risposto assolutamente alle nostre giuste richieste e in modo provocatorio tendono ad approvare il disegno di legge nella sessione parlamentare estiva, per tentare di impedire la reazione popolare.

Contro questo disegno di legge che ci condanna a rimanere prigionieri per sempre senza diritti o speranza poniamo i nostri corpi e spiriti come scudi. Questo è la sola cosa che ci è rimasta.

Da lunedì 23 giugno 2014 inizieremo uno sciopero della fame di massa in tutte le prigioni della Grecia. Rivendichiamo i nostri diritti e lottiamo per restare degli individui, invece di fantasmi umani rinchiusi e dimenticati nella disperazione.

Chiediamo:

1. Il ritiro del disegno di legge fascista sulle carceri di tipo C). Siamo contro la Grecia ‘Guantanamo’, “prigione nella prigione” senza la concessione di permessi temporanei, visite, senza domani…

2. Permessi e libertà condizionale devono essere un diritto innegabile per tutti i prigionieri. La Grecia è l’unico paese in cui il detenuto è sottoposto a processi e punizioni ogni giorno. Mentre la legge prevede che a chiunque abbia scontato 1/5 e 3/5 della sua pena (donne e uomini rispettivamente) siano concessi giorni di permesso d’uscita dalla prigione e libertà provvisoria, i prigionieri sono invece costretti a subire sempre più la santa inquisizione dei persecutori del carcere che respingono le richieste una dopo l’altra senza ragione o per azioni disciplinari pendenti. Questo è il modo con cui creano prigionieri disperati e riproducono la criminalità.

3. Sia applicata l’equità di fronte alla legge per tutti. I prigionieri detenuti per droga secondo la vecchia legge 3459/2006 (perché la polizia ha assicurato che rappresentano affermati trafficanti, invece di tossicodipendenti) devono avere il diritto a un nuovo processo, conformemente alla nuova legge e alle sue clausole beneficiarie per i tossicodipendenti (4139/2013).

4. Sia attuato il diritto alle visite coniugali. In prigione si è privati della propria libertà. Ma nelle prigioni greche ti privano persino del piacere della comunicazione sociale e del contatto diretto con i propri cari. In tutte le prigioni dei paesi europei sono permesse le visite coniugali, solo in Grecia al detenuto viene negato il diritto alla comunicazione umana.

5. Infine, ora parliamo della continua prigionia di chi subisce la deportazione. Centinaia d’immigrati sono detenute per le burocrazie delle ambasciate, anche quelli che hanno scontato l’intera pena. Chiediamo il loro immediato rilascio.

Chiediamo che il ministro di Giustizia affronti questi problemi riguardanti le prigioni e ritiri immediatamente il disegno fascista per la ‘Guantanamo’ greca nel carcere di Domokos.

Il ministro di Giustizia sarà considerato responsabile per ogni giorno di sciopero della fame e per ogni prigioniero la cui vita è in pericolo.

NOI, PRIGIONIERI IN SCIOPERO DELLA FAME VINCEREMO

LOTTA – DIGNITÀ – SOLIDARIETÀ

Comitato di lotta dei prigionieri

(22 giugno 2014)

Heraklion, Creta: Testo del collettivo Sine Dominis

Sui striscioni si legge: “Né alle sostanze chimiche delle loro guerre, né ai petroli della loro pace” (Heraklion, 22/5/2014)

Né alle sostanze chimiche delle loro guerre, né ai petroli della loro “pace”.

Nei giochi geostrategici brutali di dominio e di potere messi in esecuzione dalle superpotenze mondiali, a volte con il pugno militare e, talvolta, attraverso il potere economico, le uniche vittime e permanenti sono le società e l’ambiente del pianeta che ci ospita.

Dalla metà di Febbraio con pioniere il governo degli Stati Uniti e col pieno consenso e l’assistenza del governo Russo, è stata lanciata con la massima riservatezza un’operazione di trasporto e di distruzione dell’arsenale chimico della Siria nella zona marittima tra la Creta, Malta e la Sicilia. L’intero progetto è stato orchestrato ed è supervisionato dalla NATO, mentre l’UE (e ovviamente anche la Grecia in bancarotta) contribuisce nel finanziamento dell’operazione, un fatto che non è stato reso noto ampiamente, dal momento che è stata resa pubblica la distruzione delle sudette sostanze chimiche.

Lo stato greco come un’altra macchina imperialista partecipa alla banda della NATO, compie esercitazioni congiunte con altri Stati terroristi, invade, oppure fornisce il suo territorio attraverso la basi della NATO, nei paesi africani e altrove (Iraq, Afghanistan, Libia, Kosovo, ecc) e tutto cio’ per gli interessi dei potenti stati imperialisti e dell’impero globale del denaro. La posizione geopolitica della Grecia porta il paese alla ribalta degli sviluppi geostrategici ed ogni governo greco di turno non perde l’occasione per sfruttarla (espansione economica nei Balcani, contrabbando di carburante, aziende di costruzioni nei paesi saccheggiati). Il loro alibi, per legittimarsi agli occhi della gente, è la retorica nazionalista permanente per i nemici esterni della nazione, che “sono in guardia” e “i obblighi del paese verso i suoi alleati.” In questo modo, anche in un momento di crisi del sistema capitalista vediamo il bilancio dello stato per gli armamenti di espandersi in modo inversamente analogo col tentativo di saccheggio dei salari, delle pensioni, e delle strutture pubbliche (sanità, istruzione, ecc.)

Tonnellate di armi chimiche stanno già facendo il giro del Mediterraneo (un mare con piccolo tasso di rinnovamento delle acque) con una nave marcia (di 36 anni, senza cassoni di fondazione, monoscafo) effettuando un metodo di distruzione che non è mai stato testato in mare e su larga scala. I dominanti ci dicono che il metodo sperimentale della idrolisi dei gas chimici nervini è completamente sicuro, senza pero’ portare alcuna prova per questo, mentre non è un caso che paesi come Francia, Germania, Norvegia, Belgio e Albania, i quali possiedono impianti per la gestione di tali rifiuti pericolosi, hanno già rifiutato di distruggere le armi chimiche all’interno dei loro confini, citando “la mancanza di infrastrutture”. Per quanto riguarda i mercanti di morte, le superpotenze che producono e vendono nei paesi-canaglia le armi chimiche, nemmeno una parola per prenderle e distruggerle nelle strutture in cui sono state prodotte.

Le convenzioni internazionali vengono annulate dai stessi governi, che ipocritamente firmano il divieto di produzione di armi chimiche, mentre allo stesso tempo gli forniscono nelle “zone di guerra”. Al di là dei giochi geopolitici del massacro umano nella Siria (per il quale esiste l’indifferenza completa) e il rifiuto di asilo ai rifugiati, le armi chimiche anche quando vengono distrutte, rappresentano una minaccia a causa dell’incoscienza dei funzionari militari e civili in carica. Il processo di distruzione delle sostanze chimiche nel cuore del Mediterraneo rappresenta un grave rischio di rilascio di tonnellate di rifiuti tossici, costituendo una grave minaccia per l’ambiente e la salute pubblica.

Il metodo e le attrezzature che sarà utilizzato è la Field Deployable Hydrolysis System, che è stata sviluppata solo nell’ultimo anno, e utilizza una varietà di sostanze chimiche per neutralizzare le armi. Produce grandi quantità di rifiuti liquidi tossici, noti come uscite. Il metodo e le apparecchiature installate nella nave da guerra americana, MV Cape Ray, sono state testate solo una volta in mare, e per neutralizzare una piccola quantità di armi chimiche. Questo supera di gran lunga la dimensione dell’arsenale siriano da distruggere, che è più di 700 tonnellate di armi. Poi, la MV Cape Ray è stata originariamente progettata per il trasporto di cibo e di attrezzature, 36 anni fa, senza cassoni di fondazione, ed è costruita come monoscafo, che la rende inadatta per una tale operazione di alto rischio a causa della grande probabilità di un incidente. Le conseguenze di un’eventuale perdita (accidentale o intenzionale) di rifiuti solidi o liquidi generata durante il processo è imprevedibile, soprattutto in considerazione del rischio di dispersione nel bacino del Mediterraneo, attraverso le sue potenti correnti marine.

La scelta del sito non è stata casuale. Il fatto che molti paesi del Mediterraneo stanno affrontando attualmente una grave crisi economica e di instabilità politica, piega la reazione della società e la loro capacità di intervento. L’OPCW, organizzazione responsabile del processo, sfrutta queste condizioni e pone il rischio di trasformare il Mediterraneo in un’area di smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Le questioni che sorgono sono dunque molto serie: Nessuno conosce (compreso l’esercito americano) se le sostanze chimiche contengono degli aggiuntivi, e quindi non possano essere idrolizzate. Non conosciamo se il processo di idrolisi è funzionale in mare con le macchine che si muovano in un’altro livello di altezza e quindi di pressione dalle sostanze chimiche. Anche se il lavoro di idrolisi in mare funzionerà, non vi è alcun studio sull’impatto ambientale in caso di un incidente (che impatto avrà un incidente). È interessante che la rivista (conservatrice) americana, American Thinker, chiede in un articolo al governo degli Stati Uniti perché si impegna a fare qualcosa nel Mediterraneo che nel suo paese sarebbe illegale, e arriva fino a chiedersi se questi rifiuti tossici saranno affidati a qualche azienda “sporca” che li farà sparire senza troppe domande.

Tutto questo a livello internazionale. A livello locale siamo spettatori di un recital di ipocrisia da parte dei potenti (sindaci, prefetti), dei partiti e degli uomini d’affari i quali (per coincidenza poco prima dell’inizio della stagione turistica e in vista delle elezioni) si sono “sensibilizzati” per l’ambiente. Tutti questi anni pero’ mostrano la loro indifferenza di fronte alla devastazione causata nell’isola dall’industria del turismo, dagli impianti industriali di energia alternativa e non solo. Mentre è stato recentemente annunciato che questa estate saranno lanciati i concorsi per le ricerche di petrolio nel Mar Ionio e nella zona di mare a sud di Creta, e se i risultati saranno promettenti e redditizi per le aziende multinazionali che gli gestiranno, saranno costruiti impianti petroliferi con la conseguente minaccia per tutta l’area marittima e non solo da un grande ed estremamente difficile da invertire inquinamento, sia da un possibile incidente, come ad esempio quello nel Golfo del Messico, e generalmente dalle navi che trasporteranno il petrolio greggio.

Oltretutto, caratteristica dell’ipocrisia dei governanti locali è che nessuno di loro non parli mai della base militare della NATO a Souda, dove si attraccano navi da guerra e sottomarini a propulsione nucleare, ma anche fregate con armi chimiche. Tutti questi piccoli potenti locali che ora presumibilmente si preoccupano per le armi chimiche non menzionano mai la morte che disperdono le navi e gli aerei della Nato che operano da Souda. Non parlano nemmeno per le esercitazioni della NATO nel Mediterraneo che distruggendo le specie di vita sottomarine e fanno uscire sulle coste delle specie marine morti (come recentemente sulla costa di Ierapetra, dove delle balene da becco d’oca -Ziphius cavirostris- sono uscite a terra morte per la ragione che sono state “impazzite” dai sonar delle navi da guerra) e rifiuti tossici. Per non parlare delle centinaia di migliaia di persone costrette a diventare profughi a causa delle guerre predatorie dei dominanti. Molti di loro, dopo essere stati salvati (temporaneamente) dalle bombe e dai proiettili di guerra, vengono uccisi dalle onde del Mar Egeo all’interno delle navi marce degli mercanti di uomini moderni. E per quale motivo interessarsi? Dal momento che i boss locali a Creta trattano i rifugiati come manodopera a basso costo e nello stesso tempo si arricchiscono dalle uscite dei soldati, ma anche dalle attività commerciali della base militare. Sono così le stesse persone che da un lato versano lacrime di coccodrillo per l’arsenale chimico della Siria e dall’altro lato si grattano le mani come i pezzenti del mercato nero per l’eminente estrazione di petrolio e di gas naturale, immaginando se stessi come qualcosa tra i sceicchi del Golfo Persico e i boss del petrolio del Texas.

La guerra è la macchina del capitalismo e della sovranità degli stati. Intorno ad essa si raccolgono e si smistano i più grossi appalti, si generano enormi profitti e “respira” il capitalismo e lo sfruttamento. I governi, come personale civile dei guerrafondai, alimentano l’industria bellica a causa degli enormi profitti, ma soprattutto perché i costi (sociali, ambientali) non li pagano quelli che raccolgono i profitti ma i popoli del mondo. I principali reati ambientali mostrano il futuro di un mondo pieno di “zone grigie”. Zone in cui sarà impossibile l’esistenza della vita. È nostro dovere di fermare la macchina capitalista di distruzione e di sostenere la popolazione dei rifugiati richiedenti asilo, di rispondere a livello della nostra classe, in modo combattente ed umano contro la guerra dei padroni.

La lotta contro la loro guerra, non può che essere solo contro il dominio globale dei pochi che la provoca.

Nessuna guerra tra le “nazioni” – nessuna pace tra le classi!
Per un mondo senza eserciti, stati e confini.

Sine Dominis, collettivo anarchico dall’Occupazione Evangelismos
sinedominis@espiv.net

Il testo è stato distribuito alla città di Heraklion il 22 maggio durante il raduno per la giornata nazionale di azione contro la distruzione di sostanze chimiche nella zona del mare.

fonte : candia alternativa

[Stato spagnolo] Sul compagno Gabriel Pombo Da Silva

Il 13 giugno 2012, dopo diverse operazioni contro altri compagni, lo Stato italiano lancia un’ondata repressiva contro decine di anarchici. L’inchiesta denominata Ardire portò a 40 perquisizioni, 24 imputati e 8 carcerazioni. Questa volta la magistratura ha cercato di dare una dimensione più ampia, accusando inoltre compagni già incarcerati in diversi paesi europei, tra cui Grecia, Svizzera e Germania. Come accade abitualmente lo Stato pretende di vedere la sua faccia autoritaria nel sorriso dei suoi irriducibili nemici, costruendo ad esempio ruoli di capi, di esecutori e di coordinatori all’interno dell’ennesima “associazione terrorista” laddove ci sono affinità, corrispondenze con i prigionieri, lotte e volontà di combattere.

E’ in questo modo che Gabriel Pombo Da Silva e Marco Camenisch, incarcerati da molti anni, si ritrovano in questa inchiesta, nello specifico in seguito allo sciopero della fame internazionale del dicembre del 2009. Loro vengono individuati come “simboli e punti di riferimento di un nuovo progetto sovversivo” e tratatti come “gli ideologhi e i propulsori”.

Dopo 20 anni passati nelle gabbie spagnole (14 dei quali in regime FIES) da cui riesce a fuggire, Gabriel viene arrestato nel 2004 dopo un controllo e una sparatoria con la polizia tedesca. Gabriel sconterà altri 9 anni di carcere in Germania. Viene estradato in Spagna il 25 febbraio 2013 in base all’Euroorden (Mandato di arresto europeo, detto M.A.E.) emanato da questo Paese dieci anni prima per fargli scontare la fine della pena rimasta in sospesa. Due mesi dopo l’arrivo in Spagna Gabriel viene citato di fronte all’Audienza Nacional per notificargli un M.A.E. emesso contro di lui dall’Italia in riferimento all’inchiesta Ardire!Gabriel ovviamente ha respinto la richiesta di essere volontariamente inviato in Italia e dal momento che non ha rinunciato al cosiddetto “principio di specialità” come lo chiamano nei loro feroci codici, la giustizia anti-terrorista spagnola nel gennaio 2014 ha richiesto al suo omologo tedesco l’autorizzazione a consegnare Gabriel all’Italia.

Il 17 gennaio 2014, nel corso delle indagini relative all’operazione Ardire condotta dalla procura di Perugia, il PM Comodi finalmente ha richiesto l’archiviazione per quanto riguarda l’accusa di “associazione sovversiva”, mentre il troncone principale dell’inchiesta nel frattempo è passato alla procura di Milano l’8aprile vengono revocate tutte le misure restrittive (obblighi di firma, obbligo di dimora, divieto di espatrio) che gravavano ancora su alcuni compagni. Dopo un circo che a qualcuno è costato un anno di vita e per qualcun’altro anche di più, lo stesso tribunale il 18 aprile ha revocato il M.A.E. italiano contro Gabriel.

Tutte queste peripezie del terrorismo dello Stato europeo e dei suoi lacchè in toga non devono farci dimenticare che Gabriel continua ad essere sottoposto al regime FIES da quando è stato trasferito nel carcere di A Lama (Galizia) nell’agosto dello scorso anno. La sua corrispondenza è continuamente sottoposta ai capricci dei carcerieri (tanto quella di uscita quanto quella in entrata), le attività che potrebbe svolgere sono ristrette con assoluta arbitrarierà, il carcere stesso è famoso per l’elevato numero di “morti improvvise”… appena trovato morto secondo il loro gergo osceno. Per finire, per quanto riguarda la richiesta di sapere la data in cui Gabriel finirà di scontare la condanna, la giustizia e l’amministrazione penitenziaria continuano a giocare con i propri metodi meschini di torturare a fuoco lento cambiando regolarmente i loro calcoli carnefici. Per il momento il fine pena è stato fissato al… 2023.

In realtà tutte queste misure sono un avvertimento lanciato contro tutti coloro che si ribellano. Si tratta allo stesso tempo di un accanimento particolare contro uno dei nostri compagni* (“ogni volta più pericoloso” come loro dicono, di un anarchico che ha passato 29 anni dietro le sbarre e non si è fatto piegare) ma anche un castigo troppo banalecontro coloro che non si sottomettono. Perchè le teste devono essere abbassate, le bocche imbavagliate e gli occhi chiusi, dentro come fuori. A meno che…

Abbasso tutti gli Stati, la reclusione, la polizia e i tribunali,
libertà per tutte e tutti!

Anarchici solidali
18 maggio 2014

Per scivergli, anche se lui non può rispondere, è preferibile farlo tramite raccomandata per evitare che le lettere finiscano per perdersi (testi, opuscoli e libri non entrano tramite posta):

Gabriel Pombo Da Silva
CP A-Lama (Pontevedra), Monte Racelo s/n
36830 A-Lama (Pontevedra), España/Spagna

* Arrestati lo scorso novembre due altri compagni, Mónica e Francisco, sono imprigionati e anche sottoposti a regime FIES. Trasferito tre volte in sei mesi Francisco è ancora in isolamento.

trad. da Cassa Antirepressione Sud

Bologna: Comunicato occupazione AcerChiata

APRE CIRCOLO ANARCHICO OCCUPATO IN BOLOGNINA

Lacer CHIATA

Il 14 giugno abbiamo sottratto all’Acer, l’ente che si occupa delle case popolari,un locale in via Zampieri 14/A. Ne vogliamo fare uno spazio aperto a tutto il quartiere, un circoletto dove fare iniziative, cene, proiezioni, dibattitti, allestire una biblioteca, scambiarsi due chiacchiere.

Ne vogliamo fare soprattutto un laboratorio di lotta, uno spazio dove organizzarsi per risolvere i problemi delle nostre vite in quartiere, a partire dai bisogni principali, come la casa, il cibo e la libertà.

La Bolognina è in questi ultimi tempi al centro di progetti di riqualificazione urbana, che da una parte creano il terreno fertile per le speculazioni edilizie di imprenditori sanguisughe e dall’altra attivano un processo di gentrification, che punta a cacciare la popolazione attuale fuori dal quartiere e sostituirla con i ricchi.

Per molti di noi questi progetti si trasformano in sfratti, sgomberi, impossibilità di viversi i propri spazi e le proprie strade trasformate in perenni cantieri, retate della polizia e aumento del controllo sociale.

Vogliamo contrastare la riqualificazione della Bolognina partendo da uno dei principali responsabili, l’Acer, perchè è quella che aumenta gli affitti degli appartamenti popolari, che sfratta la gente, che decide chi può e chi non può abitare in quartiere, che alimenta il circolo della speculazione edilizia con le decine di progetti di ristrutturazione mai ultimati o palazzi consegnati al lusso e all’Alta Velocità.

Vogliamo partire dalla riqualificazione del quartiere, perchè è il frutto di una società che si basa sull’autorità e sul controllo, dove banche e politici impogono dall’alto come e dove vivere alla maggior parte della popolazione, mentre polizia e giudici reprimono violentemente con botte e arresti chi decide di non sottostare a questa miseria imposta.

Dedichiamo quindi questa occupazione ai 17 compagni arrestati a Torino
lo scorso 3 giugno, perchè accusati di aver lottato contro gli sfratti,
contro il PD e contro le retate della polizia.

Per questo invitiamo chiunque a contribuire nei prossimi giorni all’allestimento del posto, magari portando mobili, tavoli, libri, che non vengono più usati e che possono trovare una nuova vita attraverso la condivisione; a partecipare alle iniziative e all’assemblee che organizzeremo nei prossimi giorni; ad organizzarsi, in maniera collettiva o singolarmente, per resistere alla metropoli che avanza o semplicemente a fare un salto e 4 chiacchiere al nuovo circoletto occupato.

Gli/le occupantx

[Stato spagnolo] Scritto del compagno Francisco Solar Dominguez a cinque anni dopo la morte del anarchico Mauricio Morales in combattimento

Ancora si respirava il fumo dei lacrimogeni nelle strade di Valparaiso dopo le proteste che hanno cercato il discorso presidenziale quell’anno.

Il pneumatici già spenti segnalavano la fine di una giornata di lotta che ritorna con nuove energie il prossimo anno.

L’Armata s’inebria con i suoi festeggi, passate le ore, già di notte i giovani cominciando a divertirsi cercando di dimenticare una settimana in più di noia del lavoro e studiantile, schierato tutto il loro ingegno per realizzare il suo scopo di trascorrere un tempo gradevole.

Ma uno c’era che ha anche voluto liberare i propri sogni, ma di un’altra forma, a suo modo. Per lui, il confronto non aveva iniziato o finito quel pomeriggio nel porto. Tutto continuava.

Sarà necessario realizzare questa azione? Il rischio lo meritarà tanto? Quali conseguenze può avere? Queste discussioni sterili erano fuori della sua testa non le importavano più, il suo sguardo non si spostava del obiettivo, ma qualcosa falli.

La carogna giornalistica dimenticò i dettagli della verbosità presidenziale, dando una copertura speciale a quello che è successo. Hanno fatto il festino con il tuo corpo.

La polizia ha pensato di aver finalmente dato con i responsabili delle azioni che da anni si riproducono ripetutamente nella capitale chilena e cominciò:

Invasioni, persecuzioni, arresti, risposte, solidarietà, convinzione, collaborazione, confronto, dissociazione, claudicare e senza fine.

Sono passati cinque anni, molta acqua è passata sotto i ponti. I socialisti ritornano ad amministrare lo stato con la signora Bachelet alla testa e la nostra memoria che è principalmente presente, continuava intatta sapendo che solo l’oblio è la morte.

Mauricio Morales è in ogni anti-autoritario. Non voglio usare qui parole come onore e gloria che penso sono piene di senso autoritario e religioso che poco o nulla hanno che fare con noi.

Manifesto tutto il mio rispetto e riconoscimento a Mauricio Morales Duarte per aver dato il meglio di se nel confronto contro il potere, per la sua costante messa in discussione, per cercare di tradurre in atto le proprie idee, la sua convinzione che solo con l’audacia nemica di tutte le regole e disciplina imposti può lo stato essere superato è quella di molte e molti.

Con i nostri morti nella memoria
per l’anarchia.

fonti : 1, 2

[Stato spagnolo] Disegno della compagna Mónica Caballero a 5 anni della morte in combattimento del compagno Mauricio Morales

La compagna Mónica Caballero si trova in prigione dal 13 di Novembre 2013 accusata di diversi attacchi esplosivi contro chiese nello stato spagnolo. Cercando di apportare al presente di lotta, la compagna invio questo disegno a 5 anni della morte in combattimento del anarchico di azione Mauricio Morales, il 22 Maggio del 2009 attaccando la scuola della gendarmeria. I colori i tratti realizzati per la compagna attraversano distanze e distruggono amnesie.

fonte : machorka